Poste Italiane e il “protocollo sicurezza”. Punzi (Flp Cisl): perplessità e domande

Sarà sicuramente un protocollo interessante, ma visto che pur riguardando in primo luogo i lavoratori i loro rappresentanti non sono stati né invitati né informati dei contenuti, è lecito nutrire più di una perplessità”. Giovanni Punzi, segretario provinciale dei Postali della Cisl, prende posizione dopo la firma, avvenuta il 19 luglio in Broletto, del protocollo d’intesa tra la Prefettura e Poste Italiane per garantire la sicurezza degli Uffici Postali dell’intera provincia di Brescia.

 

DOPO UNA RAPINA, AD ESEMPIO…

La questione non è semplicemente formale (vale a dire il mancato coinvolgimento delle sigle sindacali, replica di quanto avvenuto nel 2011) ma è legata ai comportamenti sostanziali di Poste Italiane nei confronti dei suoi dipendenti. “Presumo che questo documento dica e preveda qualcosa sulle rapine negli uffici postali. Fossimo stati invitati avremmo però sollevato un problemino che non avrebbe permesso all’azienda di fare la ruota a beneficio dei media e delle istituzioni. Avremmo denunciato infatti che spesso Poste Italiane si accanisce sui dipendenti degli uffici che subiscono una rapina: abbiamo l’elenco di lavoratori sanzionati dalla direzione provinciale perché, di fronte a malviventi armati, non si sono attenuti alle procedure previste, lavoratori ai quali Poste Italiane addebita la restituzione di parte del denaro trafugato. Insomma, oltre al danno la beffa”.

DUE PESI E DUE MISURE

Il segretario dei Postali Cisl di Brescia, casi alla mano, attacca duramente Poste Italiane: “Mi chiedo se l’azienda si comporti allo stesso modo anche nei confronti dei dirigenti aziendali milanesi di Poste quando le forze dell’ordine non riescono ad avere i filmati delle telecamere che dovrebbero coprire tutti gli uffici per guasto degli apparecchi o registrazioni anomale. Sarebbe interessante conoscere rispetto al numero delle rapine subite da Poste Italiane quanti filmati si è potuto mettere a disposizione delle forze dell’ordine! Il nuovo “protocollo sulla sicurezza” siglato ieri raccomanda qualcosa in merito? Chissà!”.

IL PROBLEMA DELLE BANCONOTE FALSE
E LA MANCANZA DI STRUMENTI DI VERIFICA

Punzi mette poi il dito nella piaga che ormai ogni giorno tantissimi lavoratori allo sportello devono affrontare: “In alcune realtà territoriali ben precise i nostri Uffici postali stanno diventando dei supermercati per il riciclaggio delle banconote false. Fossimo stati invitati a discute del ‘protocollo sicurezza’ avremmo sollevato il problema e avremmo suggerito a Poste Italiane che forse potrebbe destinare gli stessi soldi che utilizza per associarsi a Confindustria all’acquisto di semplici macchinette che consentono di individuare le banconote false e un’altra cospicua somma anche per stipulare un’assicurazione contro le rapine raggiungendo un duplice obiettivo: salvaguardare il patrimonio aziendale e non accanirsi più sui suoi dipendenti che oggi, manco fossero loro i rapinatori, si vedono recapitare ingiunzioni su ingiunzioni da parte degli avvocati di Poste Italiane”.

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