Voucher, il Governo ne stabilisce la tracciabilità. Petteni (Cisl): è un primo passo
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Voucher, il Governo ne stabilisce la tracciabilità. Petteni (Cisl): è un primo passo

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Pubblicato il 11 Giugno 2016

voucher commercio e turismoPur apprezzando la norma sulla tracciabilità dei voucher, da noi chiesta insistentemente per evitare furbizie e abusi, siamo convinti che essa rappresenti solo un primo passo”. La Cisl affida al segretario confederale Gigi Petteni il primo commento alle modifiche per sanare le distorsioni all’uso dei voucher previsti dal Jobs Act varate dal Consiglio dei ministri.

I datori di lavoro dovranno comunicare via sms o via e-mail all’ispettorato nazionale del lavoro, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa destinata ad essere retribuita con i voucher, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore. In agricoltura, dove esistono già altre norme più stringenti, la comunicazione potrà essere fatta entro 7 giorni dall’inizio dell’attività.

Un inizio positivo – rilancia Petteni – “ma noi riteniamo che si debba ridurre a monte l’ambito di utilizzo, riportando il voucher ad attività effettivamente occasionali che potrebbero essere individuate dalla contrattazione”.

 

PER CAPIRE IL PROBLEMA BISOGNA RICOSTRUIRE ALCUNI PASSAGGI

Introdotti nel 2003 con la legge Biagi allo scopo di disciplinare il cosiddetto lavoro accessorio, ovvero quelle prestazioni occasionali che non potevano essere ricondotte a nessuna delle forme contrattuali allora esistenti, sulla normativa dei voucher lavoro è intervenuto prima il Governo Berlusconi ampliando il campo di utilizzo dei voucher ben oltre l’agricoltura, e poi anche il Governo Monti che ha allargato l’utilizzo dei voucher oltre il lavoro puramente accessorio e occasionale. Lo scorso anno il Governo Renzi ha alzato la cifra massima che un lavoratore può percepire nell’arco di un anno attraverso i voucher lavoro da 5 a 7 mila euro.

Lo sproporzionato ricorso a questo strumento – nel 2013 sono stati venduti voucher lavoro pari a 40 milioni di euro, che sono diventati 70 l’anno successivo e addirittura 115 milioni lo scorso anno – e la loro concentrazione in settori dove le prestazioni di lavoro dovrebbero essere regolate con assunzioni a tempo determinato o col contratto a tutele crescenti, ha determinato lo snaturamento dei voucher divenuti la nuova forma di precarizzazione del lavoro.