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Giorno della memoria, la didattica della Shoah
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Giorno della memoria, la didattica della Shoah

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Pubblicato il 27 Gennaio 2016

la didattica della shoahC’è un rapporto stretto tra la scuola e la Shoah che in questi sedici anni ha trovato – anche per effetto della legge istitutiva del Giorno della memoria da celebrare il 27 gennaio di ogni anno – insegnanti impegnati a rievocare le atrocità dei lager, attraverso la voce degli scrittori, da Primo Levi di “Se questo è un uomo” a Etty Hillesum (1914-1943), olandese morta ad Auschwitz, il cui “Diario 1941-42”, è una potente riflessione sulla bellezza del mondo dall’interno del lager.

“Meditate che questo è stato”, ci ammoniva Primo Levi. Nasce proprio per questo il Giorno della memoria, “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

L’intento è far sì che la memoria di quanto è accaduto sia proposta alle nuove generazioni attraverso la ricostruzione degli anni cruciali del Novecento, dall’ascesa di Hitler all’apertura dei cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945), quando, dietro l’aberrante teoria della superiorità della razza ariana, il nazifascismo pianificò lo sterminio di sei milioni di ebrei, zingari, testimoni di Geova, prigionieri politici, omosessuali.

La scuola è coinvolta nella rievocazione della verità storica dello sterminio degli Ebrei, che deve essere salvata dall’oblio, per scongiurare il rischio di lasciare che i germi dell’antisemitismo e dell’ odio razziale, mai estirpati, conoscano nuova fioritura.

La questione della memoria delle deportazioni e delle camere a gas, come scelta morale e politica, si gioca soprattutto sulla formazione della coscienza storica della Shoah nei giovani, costituendo un punto dirimente, una demarcazione tra ignoranza colpevole e consapevolezza, sensibilità reattiva e indifferenza obnubilante, orientamento etico e pericolose deviazioni.

L’uscita il 27 gennaio del film francese “Les heritiers”, in Italia col titolo “Una volta nella vita”, dimostra che l’insegnamento sulla Shoah sembra doverosamente riguardare anche altri paesi d’Europa. Il film della regista Marie-Castille Mention-Schaar racconta una rivisitazione, da parte di studenti, dello sterminio: protagonista una classe seconda di un liceo della banlieue di Parigi, multietnica, problematica e temuta dagli insegnanti, a cui un ‘eroica’ professoressa propone la partecipazione al Concorso Nazionale della Resistenza e della Deportazione indetto dal Ministero dell’istruzione francese dal 1961 per le scuole.

Il film racconta una storia vera e nasce dal libro di Ahmed Dramé, pubblicato in Italia da Vallardi con lo stesso titolo del film, protagonista e co-sceneggiatore, allora studente sedicenne nel liceo Léon Blum di Parigi dove convivevano 29 appartenenze etniche. La rievocazione della Shoah diventa una felice avventura in quella classe ‘impossibile’ che, contro le più nere previsioni dei docenti rinunciatari, si appassiona al progetto e vince il concorso, lasciandosi portare dall’entusiasmo della prof.ssa Anne Gueguen, nella realtà Anne Anglès.

In questi giorni tra il Ministero dell’Istruzione e l’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) è stato firmato, a Cracovia, nel corso del viaggio “istituzionale” di studenti ad Auschwitz, un protocollo che avvia in Italia un piano nazionale per l’educazione alla Shoah. E’ la “didattica della Shoah” che prende atto della serietà con cui i docenti delle nostre scuole nel Giorno della Memoria fermano i passi dei ragazzi lungo un percorso culturale di parole e immagini.

( Leonarda Tola, dal sito della Cisl Scuola nazionale)