Per fare del 2016 un anno di opportunità

Il quotidiano Bresciaoggi pubblica nell’edizione di stamattina un intervento di Enzo Torri, segretario provinciale della Cisl. Ragionando attorno al monitoraggio dell’andamento economico e alle contrapposizioni del partito degli ottimisti e di quello del declino inarrestabile, Torri sottolinea la necessità di guardare il nostro presente senza pregiudiziali e senza strumentalizzazioni: “Tutti si prodigano ad indicare cosa devono fare gli altri – scrive il segretario generale della Cisl bresciana – ma questo è il tempo in cui ognuno deve prima di tutto farsi carico delle proprie responsabilità“.

 

 

PER FARE DEL 2016 UN ANNO DI OPPORTUNITÀ 

 

Disponiamo di una straordinaria sovrabbondanza di dati. Tenere il passo di questo flusso continuo di numeri è sempre più difficile. Interpretarli senza stravolgerli non le è da meno. Archiviati gli schemi di lettura della crisi economica che ci hanno accompagnati fino a qualche anno, quelli che registravano brevi periodi di rallentamento come fisiologiche prese di fiato di una crescita costante e inarrestabile, viviamo ormai nell’altalena disorientante di quella che qualcuno ha chiamato “la grande transizione” dell’economia, della produzione, del lavoro. E’ un tempo che andrebbe governato con sinergie nuove tra i soggetti che a vario titolo ne sono o potrebbero esserne protagonisti.

LE CONTRAPPOSIZIONI CHE BANALIZZANO
Il cantiere è aperto ma tutt’intorno rumoreggiano due partiti: quello dell’ottimismo che minimizza le difficoltà e quello del declino inarrestabile che un po’ cavalca e un po’ alimenta il malcontento sociale. Li accomuna la mancanza di scrupoli a piegare i dati a seconda delle rispettive strategie. I primi si sottraggono così al dovere delle scelte di lungo periodo, le sole che possono dare solidità e prospettive più concrete. I secondi giustificano la loro opposizione a prescindere, arrivando a negare i risultati positivi che sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai contratti di lavoro a tempo indeterminato che hanno trasformato positivamente la prospettiva di vita di centinaia di migliaia di lavoratori, giovani soprattutto.

IL VIRUS DELL’IMPAZIENZA RAPACE
Purtroppo siamo in una economia “infettata dal virus dell’impazienza rapace” che condiziona i comportamenti dei soggetti sociali e politici: si scambiano gli slogan per ragionamenti, il disimpegno per indignazione, l’affarismo per economia. Tutti si prodigano ad indicare cosa devono fare gli altri. Ma questo è il tempo in cui ognuno deve prima di tutto farsi carico delle proprie responsabilità: vale per un sindacalista come per un imprenditore, per un lavoratore come per il suo datore di lavoro, per un parlamentare come per l’amministratore pubblico del più piccolo tra i Comuni.

DISCUTIAMO SERIAMENTE
E’ da questa prospettiva che possiamo discutere seriamente di numeri, percentuali e previsioni economiche. La produzione industriale è sicuramente in crescita. La dinamica occupazionale è segnata da un lato dal calo dell’utilizzo della cassa integrazione (imbarazzante l’entusiasmo con cui il partito del declino si è gettato sul boom dell’ultima rilevazione senza metterlo in relazione con lo sblocco delle autorizzazioni che si erano accumulate nei mesi precedenti) e dall’altro nella trasformazione di rapporti di lavoro in forma più stabile, ancora lontano però da quel consistente aumento di occupazione necessario a dare risposte alle attese di chi si è venuto a trovare fuori dai processi produttivi e di chi nel mondo del lavoro ancora non riesce ad entrare.

DIETRO IL SUCCESSO DELL’IMPRESA CI SONO SEMPRE DEI LAVORATORI
La crisi, le tecnologie digitali, i processi di automazione ci consegnano un futuro con maggiori livelli produttivi senza ricadute proporzionali in termini di manodopera. Il tema dei prossimi anni sarà come distribuire il lavoro disponibile e come più equamente ripartire la relativa ricchezza, definendo quali settori potranno contribuire a creare questo lavoro e questa ricchezza. Se continuiamo ad essere l’ottavo Paese al mondo per volume delle esportazioni, significa che abbiamo una capacità produttiva che è merito tanto delle imprese che investono, che fanno ricerca e innovazione, quanto della professionalità e dell’esperienza del capitale umano che consente il raggiungimento di questi importanti risultati. E’ così che si garantisce occupazione, buona occupazione.

A VISO APERTO
Rompiamo il circolo vizioso di chi pensa di legittimarsi indicando continuamente le colpe degli altri! Un quotidiano nazionale di questi giorni parlava del 2016 come un anno di opportunità: credo possa diventarlo se ognuno, avendo la consapevolezza delle difficoltà esistenti, cercherà ogni giorno di affrontarle a viso aperto, senza abbattersi per gli inevitabili insuccessi e senza esaltarsi quando riuscirà costruire risposte efficaci. Solo così genereremo speranza consapevole, figlia delle azioni che ognuno può e deve mettere in campo.

Enzo Torri
segretario generale Cisl Brescia

 

 

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