Badanti, la nuova legge sul lavoro di cura alla prova dei fatti

l'immagine del manifesto del convegnoUna buona legge dal punto di vista dei principi. Manca una parte economica adeguata sia a sostenere l’emersione dalla irregolarità che lo sforzo richiesto agli interessati sulla formazione”. Così Giovanna Mantelli, componente della Segreteria provinciale della Cisl, al termine del convegno “Non autosufficienza a domicilio. La nuova legge sul lavoro di cura” che la Cisl e i Pensionati Cisl lombardi hanno dedicato questa mattina all’approfondimento della normativa regionale.

Il lavoro di cura rappresenta un importante tassello nella regolazione del sistema di welfare regionale visto che è nell’ambito familiare che si trova la principale risposta al bisogno di assistenza delle persone non autosufficienti: gli anziani con limitazioni funzionali sono oltre 335.000 in Lombardia. In tutta la regione badanti e colf sono più di 186mila: il 79,2% sono di origine straniera, otto su dieci sono donne.

Auspichiamo che l’attuazione della nuova legge – ha detto Paola Gilardoni, segretario regionale Cisl Lombardia – sia l’occasione per migliorare il sostegno alle famiglie, a partire dal momento della selezione dell’assistente famigliare, della valutazione delle sue competenze, dell’assunzione e gestione del rapporto di lavoro”.

La legge regionale rafforza il ruolo dei Comuni – ha aggiunto Valeriano Formis, segretario generale dei Pensionati Cisl Lombardia – spronandoli a collaborare con i diversi attori del territorio, fra i quali anche sindacato e patronati; essa rappresenta un’ interessante opportunità per le migliaia di lavoratori e lavoratrici occupate”.

Halyna StorozhynskaNel corso del dibattito è intervenuta anche Halyna Storozhynska che nella Fisascat Cisl di Brescia segue da molti anni le problematiche delle badanti bresciane. “Dall’esperienza del quotidiano – ha detto – non possono non sorgere delle perplessità rispetto a quanto la legge prevede in termini di formazione. Sicuramente potranno accedervi le badanti che in questo momento non hanno un’occupazione, ma la stragrande maggioranza di loro, quelle che sono impegnate continuativamente nell’assistenza di un anziano, non potranno mai permettersi 120 ore di formazione. Va poi considerato il fatto che emergere dalla irregolarità porterà costi aggiuntivi non indifferenti per le badanti, visto che le famiglie non possono essere sostituti d’imposta”.

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