Contratti aziendali: oltre 200 intese sul salario variabile in Lombardia
TORNA INDIETRO
faifemcafim

Contratti aziendali: oltre 200 intese sul salario variabile in Lombardia

2 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 24 Luglio 2015

La contrattazione dei premi di salario variabile in Lombardia è una realtà ormai consolidata. Nel 2014 sono stati ben 204 gli accordi aziendali censiti dall’Osservatorio sulla contrattazione della Cisl lombarda, 54 in più rispetto all’anno precedente, a conferma del fatto che la contrattazione sui premi di risultato è ormai una pratica molto diffusa nelle relazioni tra sindacato e singola impresa. Il valore medio del premio è di circa 1.100 euro lordi l’anno; nel 25,5% degli accordi si superano i 1.600 euro.

LA REALTA’ E’ PIU’ AVANTI DELLE DISCUSSIONI APERTE
“I dati – commenta Osvaldo Domaneschi, segretario generale di Cisl Lombardia – dimostrano che la contrattazione decentrata è capace di rispondere sia alle esigenze di competitività delle imprese che al reddito dei lavoratori. Contrattare salario legato ai risultati non è più un’eccezione, è diventata una pratica abituale e consolidata. La realtà è più avanti di quanto spesso ci raccontiamo anche dentro le stanze delle riunioni sindacali.

IL GOVERNO SOSTENGA LA CONTRATTAZIONE DECENTRATA
La proposta della Cisl sulla riforma del modello contrattuale sollecita risposte coerenti e urgenti da parte di tutti. Il Governo sostenga la contrattazione decentrata ripristinando gli sgravi fiscali e abbandoni definitivamente l’idea di un salario minimo definito per legge, perché questo è compito dei contratti nazionali”.

IL DETTAGLIO DELL’ANALISI DELL’OSSERVATORIO CISL
Dall’analisi delle intese pervenute all’Osservatorio della Cisl Lombardia emerge che i premi legati alla presenza sono in aumento rispetto alla scorsa rilevazione: sono infatti il 44,6% rispetto al 39,3%. In crescita anche la tendenza delle aziende a considerare anche la produttività del lavoro impiegatizio: nelle intese siglate nel 2014 si evidenzia un incremento nell’utilizzo dei cosiddetti “indicatori misti”, segno di una maggiore attenzione da parte delle imprese a mettere sotto osservazione fatturato e redditività. Quanto ai settori, gli accordi riguardano prevalentemente aziende metalmeccaniche (43%), chimiche e tessili (34%), alimentari (9%).