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Contratti, la proposta della Cisl
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Contratti, la proposta della Cisl

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Pubblicato il 21 Luglio 2015

La Cisl lancia la sua proposta per rinnovare il modello contrattuale con l’obiettivo di aprire subito un tavolo sulla questione con le altri parti in gioco. Resta il livello nazionale, che deve fissare i minimi salariali e assicurare la «copertura dal potere d´acquisto», ha spiegato il segretario generale Annamaria Furlan, non escludendo si possa continuare a fare riferimento all´indice europeo dei prezzi.

Le novità sono per il secondo livello di contattazione, aziendale e territoriale, qui la contrattazione deve essere irrobustita, trasferendo competenze finora in capo del contratto nazionale, come ad esempio la conciliazione tempi di vita e lavoro.

Per rafforzare la contrattazione aziendale e territoriale la Cisl propone la detassazione del salario di produttività e non solo: spunta un incentivo, o se la si vede dalla prospettiva contraria un deterrente per quel 65% delle imprese che riffuggono dal secondo livello. È questa la funzione del significativo salario di garanzia da applicare nelle realtà che non fanno contrattazione secondaria.

Tra le altre linee guida della proposta anche una quota obbligatoria a carico dei datori di lavoro per alimentare la previdenza integrativa e l´istituzione di un delegato per la formazione.

Su tutto la Cisl apre a un confronto ma resta fermo un punto: far partire subito la trattativa per evitare un´invasione di campo del Governo o una fuga in avanti della Confindustria.

 

IN SINTESI
(da ildiariodellavoro.it)

La funzione dei contratti di categoria. “Il contratto nazionale deve caratterizzarsi sempre più come centro regolatore del sistema contrattuale a livello di settore.” Il contratto, a durata triennale, “deve quindi rafforzare il proprio impianto di norme di base comuni per tutti i lavoratori del settore ed attenuare il proprio peso nella normativa di dettaglio che va più efficacemente gestita nel secondo livello di contrattazione”. In particolare, per quanto riguarda il salario il contratto “deve confermare la propria titolarità di fissare i minimi retributivi (…) in attuazione del dettato costituzionale ed in alternativa ad un salario minimo definito per legge”. Ciò “avendo come obiettivo ventrale la tutela del potere di acquisto dei salari anche alla luce delle attese inflazionistiche nell’Eurozona”.

La funzione della contrattazione aziendale e/o territoriale. “L’alleggerimento del contratto nazionale deve comportare un contestuale irrobustimento – per qualità e quantità – della contrattazione di secondo livello.” In particolare, sarà “indispensabile prevedere la possibilità di contrattazione territoriale da applicare alle aziende in cui non si fa contrattazione aziendale”. Comunque, proprio allo scopo di spingere le aziende a praticare la contrattazione di secondo livello, per la Cisl i contratti nazionali dovranno definire “uno specifico istituto salariale di garanzia distinto dai minimi, da erogarsi nelle aziende in cui non vi sia alcuna forma di contrattazione a contenuto economico”.

La Cisl propone, insomma, di “trasferire competenze”, in modo esplicito e, per così dire, programmatico dai contratti nazionali al secondo livello di contrattazione. “Il concetto – è scritto nel documento – dovrebbe essere che ciò che si genera e gestisce in azienda o sul territorio a quel livello deve essere contrattato.” Infatti, “per essere realmente aderente alle esigenze, la gamma dei regimi di flessibilità deve essere coniugata in modo ‘personalizzato’, in ragione delle caratteristiche dei diversi contesti”.

In sostanza, ciò significa che il peso della contrattazione di secondo livello dovrebbe crescere non solo per ciò che riguarda le retribuzioni, ma anche tutti i temi legati al rapporto di lavoro così come concretamente si esplica in azienda. In particolare, organizzazione del lavoro, orari e turni. Il tutto, nell’ottica di contribuire a una ripresa della produttività e, in senso più ampio, della competitività delle imprese attive in Italia.

Se la regolazione di temi tradizionalmente centrali come salario e orario va almeno parzialmente decentrata dal primo al secondo livello di contrattazione, nel rinnovo dei contratti nazionali verranno in primo piano altre questioni. Innanzitutto, il rilancio della previdenza complementare. A tale scopo, la Cisl immagina che vada fissato “l’obbligo di versamento al fondo pensione del contributo posto a carico dei datori di lavoro per tutti i lavoratori ai quali si applica” un dato contratto. Poi, grande enfasi viene data al cosiddetto “welfare contrattuale” e a tutte le questioni connesse alla formazione professionale, nonché a diverse forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese.

Infine, la Cisl non chiede al Presidente del Consiglio, Renzi, di avanzare lui una proposta sulla riforma del sistema contrattuale, né tanto meno, come si è visto, di fissare un salario minimo. Il contributo che la Cisl chiede al Governo è invece quello di ripristinare forme di detassazione e decontribuzione del salario derivante dalla contrattazione di secondo livello, quando si tratti di salario variabile legato a obiettivi specifici.