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Edilizia, i sindacati non vedono ripresa
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Edilizia, i sindacati non vedono ripresa

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Pubblicato il 16 Aprile 2015

edilizia senza ripresa“Gli edili non possono più aspettare, e non può più aspettare il Paese”. I sindacati delle costruzioni Cgil Cisl Uil, lo hanno ribadito oggi a Roma nel corso dell’assemblea che segna l’avvio della fase di contrattazione territoriale prevista dal contratto nazionale dell’edilizia.

 

 

INTERVENTI TROPPO TIMIDI
Filca, Fillea e Feneal contestano al Governo interventi troppo timidi, promesse, ostentazione di ottimismo ed annunci. Occorrono invece interventi imponenti, efficaci e veri. Veri quanto i dati della tremenda crisi del settore, impietosamente registrati dalle Casse edili: dal 2008 al dicembre 2014 registriamo -48% di ore lavorate, -45% di lavoratori, -38% di imprese e -41% di massa salariale”.

QUALITÀ’ E SOSTENIBILITÀ’ PER IL RILANCIO
I sindacati delle costruzioni chiedono un incontro urgente con il nuovo Ministro Delrio: “Le nostre proposte per rilanciare il settore nel segno della qualità e della sostenibilità sono semplici e concrete, molte a costo zero, in particolare quelle che intervengono sulle storiche distorsioni del settore: parliamo del sistema degli appalti, del rafforzamento dei controlli contro l’irregolarità del lavoro e per la sicurezza, del ripristino del Documento Unico di Regolarità Contributiva cancellato dal decreto Poletti, della lotta alle infiltrazioni mafiose”.

GOCCE NEL MARE
Sulle opere “è indiscutibile che alcuni interventi siano partiti, ma ancora una volta non corrispondono agli annunci – denunciano Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil – e continuano ad essere una goccia nel mare in tempesta. Un esempio su tutti è quello degli interventi che il Governo ha battezzato #scuolebelle e che, sempre per il Governo sarebbe realizzato al 94%, mentre dai nostri monitoraggi si arriva a malapena al 10%”.

LA LEGGE OBIETTIVO HA FALLITO
Per i sindacati del settore “le prime dichiarazioni del ministro Delrio fanno sperare che qualcosa possa cambiare”, in particolare la bocciatura della Legge Obiettivo, “che rappresenta la punta massima della inadeguatezza dei Governi sul piano della programmazione economica: dal 2001, dei 285 miliardi di opere inserite nel programma, quelle ultimate rappresentano l’8,4% del totale; rispetto ai 149 miliardi di investimenti deliberati dal Cipe, le opere concluse ammontano a 6,5 miliardi. Se guardiamo ai costi delle opere, come segnalato dall’ultimo rapporto del Cresme, siamo in presenza di un incremento di oltre il 40% rispetto ai costi di partenza. Basta, dunque, con questa legge, si affronti il tema di liberare subito risorse per opere utili, immediatamente cantierabili, trasparenti nelle assegnazioni e monitorate nell’esecuzione e nei controlli sulla qualità delle imprese, dei materiali, del lavoro e della sicurezza, guardando alle priorità della messa in sicurezza del territorio e alla riqualificazione urbana”.