Case popolari, la Regione vuole cambiare le regole. Senza risolvere i nodi problematici
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Case popolari, la Regione vuole cambiare le regole. Senza risolvere i nodi problematici

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Pubblicato il 12 Aprile 2015

uno degli edifici aler di milano senza manutenzioneLa preoccupazione è che per salvare le Aler dal crac finanziario, Regione Lombardia sia disposta a tradire la loro mission che è quella di garantire la casa ai ceti meno abbienti”.

Fabrizio Esposito, responsabile del Sicet, il Sindacato inquilini della Cisl, fotografa in poche parole la situazione dell’edilizia residenziale pubblica in Lombardia alla vigilia delle modifiche che la Regione intende apportare alla normativa sulle case popolari. Un mondo alle prese con situazioni sempre più complesse e di difficile gestione sulle quali i sindacati stanno preparando una manifestazione di protesta per chiedere alla Regione maggiore attenzione e più incisività.

 

Esposito, perché le Aler sono messe così male?
Non è facile rispondere sinteticamente. A monte c’è la legge regionale n.27 del 2007 che puntava ad un maggiore autofinanziamento del settore.

In che modo?
Da una parte con la ridefinizione della modalità di calcolo degli affitti legata all’Isee, e dall’altra vendendo buona parte delle case popolari privilegiando e favorendo l’acquisto da parte degli inquilini che già ci abitavano. Questo avrebbe dovuto determinare un incremento di gettito da destinare a varie finalità istituzionali, a cominciare dalla manutenzione straordinaria e al recupero dei caseggiati popolari.

Ha funzionato?
No, è stato un fallimento. La crisi economica in cui siamo piombati dal 2008 ha determinato un aumentato della morosità degli inquilini che di fatto ha vanificato l’extra gettito da canoni che era stato previsto. E i piani vendita degli alloggi sono rimasti per lo più sulla carta per mancanza di compratori.

A quel punto la Regione è intervenuta con la riforma delle Aler.
Per ridurre i costi sono stati tagliati i Consigli di amministrazione e accorpate diverse aziende provinciali: l’Aler di Brescia, ad esempio, ha incorporato per fusione quelle di Cremona e Mantova.

Anche questo non ha funzionato?
Diciamo che non è stato sufficiente perché sul sistema complessivo delle Aler lombarde pesano bilanci gravemente in passivo di alcune aziende provinciali.

Tipo?
L’Aler di Milano ha un deficit che dire imbarazzante è poco. Anche perché non è stato determinato soltanto dalla crisi economica e dal fenomeno delle occupazioni abusive – che nell’area metropolitana era già diffuso da tempo e che la crisi ha ulteriormente allargato – ma anche da operazioni immobiliari sbagliate nel settore dell’housing sociale fatte dall’Aler Milano con il consenso della Regione. E che siano state scelte sbagliate lo dice, sia pure all’acqua di rose, il rapporto della Commissione d’indagine costituita su questo problema in seno al Consiglio regionale.

E così adesso la Regione si prepara ad un’altra riforma.
Si apre una partita non da poco rispetto alle sorti dell’edilizia pubblica in Lombardia. Il nostro timore è che una volta modificati i principi generali contenuti nella legge vengano nuovamente modificati i criteri di calcolo dei canoni con penalizzazione ulteriore degli inquilini maggiormente solvibili. Per gli inquilini indigenti la Regione prospetta invece una fascia di esenzione dall’obbligo di pagamento del canone.

Beh, almeno quest’ultima sembra una buona cosa, no?
Dal punto di vista mediatico lo è sicuramente. E anche della contabilità formale perché dai bilanci Aler sparirebbero immediatamente voci in perdita come il carico dei crediti inesigibili.

In realtà…
Per capire in realtà cosa pensa la Regione degli indigenti va considerato che la bozza di modifica che finora la Regione ha fatto circolare, prevede limiti alle assegnazioni di nuove case alle fasce più povera della popolazione: in pratica, delle case popolari disponibili solo una quota percentuale limitata, da concordare con i Comuni, potrebbe essere assegnata in favore dei maggiormente bisognosi. E questo lo fa in un momento sociale delicatissimo in cui la povertà è aumentata a dismisura.

E voi del Sicet cosa intendete fare?
Chiedere a Regione Lombardia di confrontarsi con noi – dove il plurale ricomprende oltre al Sicet Cisl anche le altre sigle dei sindacati inquilini, Cgil Cisl Uil, le rispettive federazioni di categoria dei Pensionati, dei lavoratori delle costruzioni e della Funzione Pubblica – sul nuovo modello regionale delle politiche abitative.

Più concretamente?
Destinare l’1% del bilancio annuale di Regione Lombardia ad un fondo per l’edilizia pubblica; confermare le risorse destinate agli interventi sulla casa, al fondo sostegno affitti e al recupero degli alloggi pubblici; per le famiglie più disagiate sono necessari interventi di solidarietà su affitto e spese per riscaldamento e servizi; ripensare la gestione degli accessi e degli alloggi; obbligare i Comuni ad individuare nei Piani di Governo del Territorio aree per l’edilizia residenziale pubblica.

Come vi muoverete?
Visto il silenzio della Regione abbiamo già programmato il 22 aprile un presidio davanti alla sede di Palazzo Lombardia per sbloccare una situazione di impasse davvero grave. Occorrono fatti, non parole, per salvare e rilanciare l’edilizia residenziale pubblica in Lombardia.