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La Cisl sul Jobs Act: grave errore la norma sui licenziamenti collettivi
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La Cisl sul Jobs Act: grave errore la norma sui licenziamenti collettivi

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Pubblicato il 22 Febbraio 2015

mercato-del-lavoroL’esultanza del Presidente del Consiglio è assolutamente ingiustificata perché i decreti attuativi del Jobs Act sono contraddittori. Da un lato si sceglie positivamente di incentivare il contratto a tempo indeterminato – ma non c’è la svolta che auspicavamo sull’effettiva cancellazione delle forme di precarietà selvaggia e senza tutele che sono proliferate in questi anni nel mondo del lavoro – dall’altro si inserisce la norma sui licenziamenti collettivi che sia le commissioni parlamentari, sia il sindacato avevano in più occasioni criticato in maniera dettagliata.

FURLAN: TROPPE CONTRADDIZIONI
Così Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, sintetizza un primo giudizio sulle norme varate dal Governo in materia di lavoro. “E’ chiaro che bisognerà leggere attentamente i testi prima di dare una valutazione  completa – aggiunge  – ma per quanto ci riguarda la Cisl continuerà a battersi per affidare le materie del lavoro alla contrattazione, che è oggi lo strumento più efficace per favorire gli investimenti, la produttività, le riorganizzazioni aziendali e garantire l’ingresso stabile dei giovani nel mondo del lavoro“.

NON C’E’ SVOLTA
“E’ certamente un fatto importante che si sia lasciato il reintegro per i licenziamenti discriminatori e disciplinari come aveva chiesto ripetutamente la Cisl in questi mesi – sottolinea la Furlan – così come è importante aver cancellato dalle tipologie contrattuali gli associati in partecipazione. Ma per il resto non c’è ancora la svolta che la Cisl auspicava“.

PETTENI: ARROGANZA DA PARTE DEL GOVERNO
Durissima la reazione del segretario confederale Cisl Gigi Petteni che nelle ultime settimane ha portato avanti il confronto con il Governo sui decreti attuativi del Jobs Act: “Il mantenimento delle norme sui licenziamenti collettivi è un grave errore, è un segno di arroganza e di scarsa attenzione nei confronti di coloro che conoscono e rappresentano il mondo del lavoro. D’altronde il premier Renzi va nelle aziende, come nel caso della Fiat, solo quando le cose vanno bene e non sa come si gestiscono le difficoltà occupazionali ed i problemi del lavoro. In ogni caso, siamo certi che attraverso la contrattazione recupereremo e supereremo tutte le castronerie che il Governo si appresta a fare sui temi del lavoro“.