Formazione professionale: cresce la domanda ma Regione Lombardia taglia
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Formazione professionale: cresce la domanda ma Regione Lombardia taglia

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Pubblicato il 19 Febbraio 2015

formazione professionale in lombardiaRegione Lombardia ha deciso un pesante ridimensionamento del sistema di istruzione e formazione professionale. Il primo passo è stato compiuto ieri pomeriggio con una delibera approvata dalla Giunta su proposta dell’assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro Valentina Aprea.

 

SI METTE A RISCHIO UN SISTEMA RICONOSCIUTO TRA I MIGLIORI
Regione Lombardia – affermano in una nota degli enti di formazione professionale della Lombardia –mette così gravemente in pericolo quello che era riconosciuto come il migliore sistema del nostro Paese.
L’associazione critica “l’improvvisa decisione di estendere immediatamente a tutti gli allievi di prima, seconda e terza annualità la diversificazione del valore unitario corrisposto per ogni allievo: in questo modo le attività già programmate per le classi seconde e terze (secondo criteri di spesa invariati negli ultimi dodici anni) non potranno essere realizzate nelle modalità convenute attraverso il patto formativo con gli allievi e con le famiglie, così come dovranno essere messi in discussione gli stessi livelli occupazionali e l’applicazione del livello regionale del contratto nazionale applicato ai lavoratori dipendenti”.

CRESCE LA DOMANDA DELLE FAMIGLIE? LA REGIONE DIMINUISCE L’OFFERTA
Il contesto complessivo della formazione professionale, dove la richiesta di accesso da parte delle famiglie è in continua crescita (ad oggi si registrano infatti iscritti per il 115% dei 12.500 posti disponibili nelle classi prime), viene quindi gravato di una ulteriore riduzione dei finanziamenti che si aggiungono alla eliminazione del finanziamento per le quinte annualità (-100%); alla restrizione dell’offerta formativa per le quarte annualità (-35%); alla introduzione di una penalizzazione del budget qualora non fosse raggiunta la quota obbligatoria di allievi in apprendistato di primo livello (-5%); alla riduzione del numero massimo di disabili certificati inseribili in ogni classe e l’eventuale riduzione della quota a fronte di un numero maggiore di richieste.

IMPOSSIBILE GARANTIRE I SERVIZI
Insomma: una riduzione complessiva delle risorse stanziate non sopportabile a parità di servizi erogati dagli enti accreditati.

CISL SCUOLA: MOBILITAZIONE
Ecco perché i sindacati della scuola di Cgil Cisl Uil Lombardia preannunciano fin da ora la mobilitazione a difesa della buona occupazione e della qualità del servizio. “Chiediamo con forza che l’assessorato, in un momento di riduzione delle risorse, si impegni seriamente a rivedere il sistema di accreditamento che oggi non fa selezione – afferma Silvio Colombini, segretario generale Cisl Scuola regionale – ripensando e razionalizzando l’offerta formativa degli enti di formazione pubblici e del privato sociale che utilizzano risorse pubbliche. La possibilità data alle agenzie formative di inserire nello stesso gruppo studenti beneficiari della dote regionale e studenti paganti (possibilità, comunque, inopportuna e contraddittoria) dovrà essere attentamente regolamentata e controllata assumendo l’ISEE come criterio, come già previsto per tutte le altre doti ed escludendo gli studenti in obbligo formativo fino a 16 anni di età”.

LOTTA ALLA DISPERSIONE: TROPPO POCO
L’impegno di 8,2 milioni di euro per la lotta alla dispersione scolastica, secondo i sindacati, è sì importante perché accoglie anche suggerimenti dei sindacati, ma si concentra su un solo anno formativo, mentre la percentuale del 17,3% di studenti lombardi che non arriva nemmeno alla qualifica deve raggiungere l’obiettivo europeo del 10% nel 2020.

PENALIZZAZIONE NELL’AMBITO DELL’APPRENDISTATO
Anche una parte delle risorse ministeriali che finanziano l’apprendistato per conseguire una qualifica professionale durante il terzo anno IeFP (4 milioni di euro) e che potranno essere utilmente destinate solo se si definirà un patto settoriale/territoriale fra associazioni di imprese, sindacato ed enti formativi, rischia di diventare un’ulteriore penalizzazione se gli Enti accreditati non dovessero raggiungere l’obiettivo del 5% degli allievi.