Food Policy, così si argina lo spreco alimentare

spreco_alimentareDa 1 a 10, da “Non sprechiamo niente” a “Sprechiamo troppo”, come valutano le famiglie lombarde il loro rapporto con lo spreco alimentare dentro le mura domestiche? Adiconsum Lombardia, Cittadinanzattiva e Movimento Consumatori hanno cercato di dare risposta a questa domanda intervistando 2732 famiglie lombarde.

IN LOMBARDIA SPRECO AL MINIMO – In media, le famiglie intervistate si collocano attorno al valore 3,5 che, tradotto in termini più semplici, significa: qualcosina si spreca, ma davvero poco! In estrema sintesi, questo è il dato più significativo dell’indagine condotta tra giugno e luglio dalle Associazioni per la tutela dei consumatori nell’ambito del progetto “Risparmia(ti) lo spreco” promosso da Regione Lombardia con il Patrocinio del Comitato scientifico di Expo 2015.

15% DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLATA’ – Lo scopo della ricerca è verificare come le famiglie lombarde prevengono gli sprechi alimentari e gestiscono le eccedenze alimentari dentro le mura domestiche. Alla ricerca hanno risposto i responsabili degli acquisti delle famiglie: 30,2% maschi, 69,8% femmine; la composizione media dei nuclei è di 2,7 soggetti (il dato lombardo è 2,1). Dal punto di vista economico, il 15% delle famiglie dichiara di avere qualche difficoltà a soddisfare i propri bisogni (il 2% ha necessità di aiuti esterni), il 42% afferma che l’essenziale non manca, l’11,9% “sta bene”. Solo il 5% fa la lista della spesa e compra solo quanto indicato, il 61% non trascura offerte ed occasioni, il 15% compra pure altro e il 19% non compila alcun promemoria prima di recarsi a fare acquisti. Lo spreco di alimenti avviene soprattutto a tavola. Quotidianamente per il 2% degli intervistati, spesso per l’8%, qualche volta per il 39%, raramente per il 40%.

SI CUCINA PIU’ DEL NECESSARIO – L’11%, invece, afferma che a tavola non si registrano mai forme di spreco. Quali sono le principali cause di questo spreco: aver cucinato porzioni superiori al bisogno e la presenza di ospiti. Ragioni diverse, ma con la medesima matrice: si cucina più del necessario! Da non trascurare anche il secondo blocco di cause che potremmo definire dell’incertezza: gli orari di ritorno a casa differenziati e il numero variabile di coperti. Che fine fanno questi avanzi? Prima di tutto, vengono riproposti in pasti successivi (la minestra sarà pure riscaldata ma è pur sempre minestra!); poi, ma con valori decisamente inferiori, sono riutilizzati per cucinare altri piatti (classico esempio le polpette e i pasticci vari) oppure sono congelati. In assenza di queste tre opzioni principali, gli avanzi vengono gettati via. Le famiglie lombarde prestano maggiore attenzione alla gestione della dispensa e del frigorifero.

Solo l’1% afferma di gettare via quotidianamente o spesso prodotti acquistati e mai cucinati o consumati, il 13% qualche volta, il 57% raramente e il 29% dice di non buttare mai ciò che è stato comprato.

LA RICERCA COMPLETA DOPO L’ESTATE – Questi dati sono un primo assaggio dell’indagine che verrà presentata dopo la pausa estiva insieme ad altri approfondimenti già in essere che vedono coinvolti gli enti locali e le loro policies in tema di recupero delle eccedenze alimentari. Per le associazioni dei consumatori lombarde la Food Policy non è un progetto futuro, ma un lavoro presente.

(AgenParl – Agenzia Parlamentare per l’Informazione Politica ed Economica)

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