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Sanità bresciana (2): l’obiettivo è migliorare ancora
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Sanità bresciana (2): l’obiettivo è migliorare ancora

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Pubblicato il 25 Giugno 2014

il segretario provinciale della cisl funzione pubblica“La tutela e la promozione del ‘bene salute’ non può venire meno a causa della continua riduzione delle risorse disponibili. Oggi purtroppo l’universo dei problemi, delle reali necessità, delle paure e preoccupazioni della persona – nel duplice riferimento al paziente e a coloro che operano nel sistema sanitario, medici, infermieri, ausiliari e personale amministrativo – sembra passare in secondo piano, sacrificato sull’altare della spending review, dei tagli lineari che spalmano indistintamente su tutto il sistema i costi delle ruberie e della cattiva gestione di qualche Regione”.

Il Segretario provinciale della Cisl Funzione Pubblica, Franco Berardi, ha portato al convegno di oggi pomeriggio la voce dei lavoratori più direttamente interessati alla riforma del sistema sanitario regionale.

L’11% DEL PIL PROVINCIALE – “La sanità bresciana da sempre esprime qualità ed eccellenza – ha detto il sindacalista – Con i suoi 6.100 posti letto accreditati dà lavoro a 16.183 dipendenti (ai quali vanno 2000 precari), il sistema genera un indotto economico che vale l’11% del PIL provinciale. Eppure il sistema sanitario pubblico bresciano è messo a dura prova. Ciò nonostante le nostre strutture sanitarie continuano a garantire prestazioni e assistenza di assoluta qualità. Un contraddizione solo apparente che trova la sua spiegazione nei carichi di lavoro del personale, costretto a frequenti salti di riposo, a non poter fruire di tutte le ferie maturate durante l’anno. Tutto questo grazie al blocco del turnover che insieme ad una vicenda contrattuale senza precedenti, il contratto è fermo al 2007, non consente di dare risposte adeguate a impegno e responsabilità diversificate”.

SVILUPPO SU TRE DIRETTRICI – “Anche per queste ragioni noi guardiamo con grande attenzione al percorso avviato per la riforma del sistema sanitario regionale, perché dalla riorganizzazione delle strutture e della filosofia che sostiene l’operazione si trovi l’equilibrio tra garanzia del servizio e dignità del lavoro necessario al suo espletamento. Dentro la riforma del sistema regionale, le strutture della sanità bresciana potrebbero trovare sviluppo in tre diverse direzioni. Un primo gruppo di strutture – le cliniche di eccellenza ed economicamente in equilibrio – potrebbe lavorare a consolidare la loro posizione. C’è poi un secondo gruppo di strutture sanitarie che deve trovare il coraggio di un ridimensionamento: non si può erogare tutto in tutti i presidi; occorrono scelte per mettere in sostenibilità il sistema. Il terzo gruppo è composto da strutture che vanno riconvertite verso le nuove esigenze degli anziani e della cronicità. Solo così potremo migliorare uno dei migliori sistemi sanitari esistenti.