Carovana antimafie (in Lombardia dal 22 maggio) denuncia le nuove schiavitù

l'immagine simbolo dell'edizione 2014È dedicata alla schiavitù nel terzo millennio la ventesima edizione della “Carovana Internazionale antimafie”. Il viaggio, iniziato ieri a Roma è organizzato da Arci, Libera, Avviso Pubblico, Cgil Cisl Uil. La Carovana sarà in Lombardia dal 22 al 27 maggio.

Dopo i costi dell’illegalità, tema centrale dell’edizione dell’anno scorso, quest’anno si puntano i riflettori su un vero business della criminalità organizzata, vale a dire la tratta degli esseri umani, che trova ampie fonti di guadagno in particolare nello sfruttamento dei migranti.

L’iniziativa della Carovana è nata in Sicilia nel 1994, negli anni immediatamente successivi alle stragi di Capaci e di via D’Amelio, divenendo simbolo, anche per il coinvolgimento delle scuole e dei giovani, della lotta contro le mafia.

 

La tratta degli esseri umani nel dossier di caravonaantimafie.eu

La tratta di esseri umani è stata internazionalmente definita nel 2000 da uno dei tre Protocolli addizionali alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato, il cosiddetto Protocollo addizionale sulla Tratta. L’articolo 3 del Protocollo definisce la tratta come segue:

“(a) La “tratta di persone” indica il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento. Per sfruttamento si intende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro o servizi forzati, la schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, l’asservimento o l’espianto di organi;(b) Il consenso di una vittima di tratta di esseri umani allo sfruttamento di cui alla lettera (a) è irrilevante laddove sia stato utilizzato uno qualsiasi dei mezzi di cui alla lettera (a);(c) il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere un minore a scopo di sfruttamento sono considerati “tratta di esseri umani” anche se non comportano l’utilizzo di nessuno dei mezzi di cui alla lettera (a) del presente articolo; (d) Per “minore” si intende ogni persona avente meno di diciotto anni di età”. Gli elementi centrali della definizione sono dunque gli atti posti in essere dagli organizzatori, i mezzi di cui essi si servono e gli scopi finali della loro condotta. Questi sono rispettivamente: il reclutamento (ad esempio attraverso l’offerta di lavoro all’estero o all’interno del Paese) o il trasporto o il trasferimento (tra Paesi diversi o all’interno dello stesso Paese) o l’ospitare o accogliere persone trafficate; l’utilizzo di mezzi, per realizzare gli atti sopra descritti, quali la minaccia o l’utilizzo della forza, di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità; allo scopo di sfruttare la vittima in ambiti diversi (sfruttamento sessuale, lavorativo, riduzione in schiavitù, accattonaggio forzato, espianto di organi).

UN’ATTIVITÀ REDDITIZIA

25 miliardi ill profitto, in euro, che annualmente proviene dalla tratta di esseri umani nei paesi dell’Unione Europea.
880 mila i lavoratori forzati negli Stati membri dell’UE
270 mila le vittime dello sfruttamento sessuale, in maggioranza donne

CAPORALATO

43%. Tasso di sommerso occupazione nel caso dei lavoratori dipendenti
Oltre 600 milioni. Il costo del caporalato sulle casse dello Stato in termini di evasione contributiva (cifra calcolata sulla media di 70 giornate lavorate l’anno)in un contesto dove l’economia sommersa nel settore agricolo sottrae un flusso di denaro all’economia legale superiore a 9 Miliardi di euro l’anno (con un danno erariale altissimo)
400 mila. I potenziali lavoratori in agricoltura che rischiano di confrontarsi ogni giorno con il caporalato, per loro unico strumento per entrare nel mercato del lavoro (seppur nero). L’80’% è costituito da manodopera straniera
Almeno 100 mila. I lavoratori considerati in grave condizione di sfruttamento lavorativo, che include anche una condizione di disagio abitativo e ambientale
62%. La percentuale dei lavoratori stranieri impegnati in stagionalità agricole che non ha accesso ai servizi igienici essenziali
64%. La percentuale dei lavoratori stranieri impegnati in stagionalità agricole che non ha accesso all’acqua corrente
72%. La percentuale dei lavoratori stranieri impegnati in stagionalità agricole che si sono sottoposti ad una visita medica dopo la raccolta presenta diagnosi con malattie che prima dell’inizio della stagionalità non si erano manifestate; su tutte (il 22%) spiccano le malattie Osteomuscolari (lombalgia e lomboscitalgia).

80. Sono gli epicentri (distretti agricoli a rischio) in cui si pratica il caporalato, di questi in circa 33 le condizioni di lavoro son ritenute “indecenti”, in altri 22 di lavoro gravemente sfruttato, negli altri si consuma “solo” l’intermediazione illecita di manodopera

50%. Il tasso percentuale di reddito sottratto, rispetto alla retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore, dai caporali ai lavoratori. I lavoratori, dunque, percepiscono mediamente un salario giornaliero che si attesta tra i 25 Euro e i 30 Euro, per una media di 10-12 ore di lavoro. I caporali, però, impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto, 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata. In alcuni casi fanno pagare anche il fitto degli alloggi fatiscenti.

BADANTI E COLLABORATRICI/COLLABORATORI DOMESTICI

830 mila. Il numero delle sole badanti stimate in Italia al 2013 (rapporto Censis). La stima comprendesia coloro che lavorano in posizione regolare che irregolare, il 90% delle quali di origine straniera pari a 747.000 lavoratrici. Sempre secondo le stesse stime circa il 40% delle assistenti familiari presenti in Italia lavorerebbe con un regolare contratto di lavoro, mentre il 36% pur essendo regolarmente presente nel nostro paese lavora in nero e il 26% lavora e risiede irregolarmente nel nostro paese. Sommando alle badanti anche collaboratrici e collaboratori domestici, si ha un incremento del 53% negli ultimi 12 anni. In Italia si è passati da poco più di 1 milione di persone impiegate nel settore nel 2001 a 1 milione e 655 mila nel 2012

Ore lavorative e trattamento economico. In merito alle ore di assistenza giornaliera prestata, circa la metà delle assistenti familiari forniscono cure per più di 13 ore al giorno, mentre la restante metà si divide in modo equo in orari compresi tra le 5 e le 8 ore al giorno e le 9 e le 12 ore. Rispetto alla retribuzione percepita, un terzo delle assistenti intervistate durante l’indagine si colloca nella fascia di stipendio mensile tra i 750 e gli 800 euro.

Lo sfruttamento degli immigrati. Un breve giro tra i centri di volontariato che offrono assistenza agli immigrati (sportelli Caritas e di altre associazioni) rivela un boom dello sfruttamento del lavoro domestico. Ci sono famiglie che offrono 200, 300 euro al mese per un lavoro 24 ore su 24, giocando sul fatto che tanti stranieri vivono in condizioni disagiate, dormendo spesso per strada o per brevi periodi a casa di amici. Così si arriva a proporre un lavoro di assistenza continuata in cambio dei soli vitto e alloggio, senza stipendio (fonte: lettera43)

Provenienza, titoli di studio e percezione lavorativa. Molte donne dell’Est europeo, provenienti da Ucraina, Bielorussia, Romania, oppure da Stati ex sovietici come il Kirghizistan, arrivano in Italia con un titolo di operatrice socio sanitaria, ottenuto in una scuola professionale o persino all’università.Ma il nostro Paese, pur nell’enorme bisogno di infermieri specializzati, non riconosce questi titoli e non offre nemmeno la possibilità di equipararlo al nostro attraverso un esame specifico. Nonostante questo, i posti di lavoro – regolari o in nero – nell’assistenza familiare sono in forte crescita. Uomini e donne impiegati come badanti o domestici dichiarano (fonteCensis) per il 70% di considerare il proprio lavoro «stabile»; mentre solo il 16% degli immigrati (e il 25% degli italiani) va in cerca di un impiego al di fuori del campo del lavoro domestico.

La popolazione anziana in Italia. Le badanti sono inserite in un sistema in cui ci sono 12.370.822 anziani con più di 65 anni, pari al 20,8% della popolazione italiana, mentre gli anziani con più di 80 sono 3.656.285, rappresentanti il 6,2% (Istat, 2012). Il 27% degli anziani con più di 65 anni vive da solo, corrispondente a 3 milioni e 300 mila persone. Cifre aumentate nel corso degli ultimi anni, e destinate ad aumentare secondo le stime dell’Istat.

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