Fine delle Province. Restano i problemi: quale futuro per il Centro non vedenti?

brailleCon l’approvazione della legge di riforma delle Province il “Centro per l’integrazione scolastica dei non vedenti” di Brescia entra in una pericolosa zona grigia di responsabilità non ancora chiaramente definite. La preoccupazione emerge con forza da un articolato documento della Cisl Funzione Pubblica di Brescia che prende in esame alcuni punti critici della riforma.

 

UNA RIFORMA ATTESA

Con il voto di ieri il Parlamento ha dato il definitivo via libera al disegno di legge che trasforma le Province in enti di secondo livello e istituisce le città metropolitane. Si avvia così un riassetto degli enti locali destinato a ridisegnare la presenza e le funzioni della pubblica amministrazione sul territorio. E’ un processo che la Cisl Funzione Pubblica di Brescia segue con particolare attenzione auspicando che l’insieme delle riforme annunciate sappia valorizzare il positivo che c’è, a cominciare dalle professionalità del personale fino alle esperienze che sono punte di eccellenza del sistema pubblico nel territorio.

LA GESTIONE ASSOCIATA

La nuova legge incentiva ulteriormente le forme di gestione associata (unioni, convenzioni, fusioni) da parte di Comuni e Comunità Montane. L’appello dei dipendenti pubblici degli enti locali, è che questi processi di razionalizzazione vedano confermati e potenziati laddove necessario i servizi resi alla popolazione, tutelando i trattamenti giuridici ed economici del personale.

LE GARANZIE PER I DIPENDENTI

Sul trasferimento del personale delle Province alla Regione e al Comune – spiega la Cisl Funzione Pubblica di Brescia – si ritiene senz’altro positivo che le norme approvate garantiscano la continuità dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in corso, la conferma di quelli a tempo determinato fino alla scadenza, ed il mantenimento delle posizioni giuridiche ed economiche presenti all’atto del trasferimento, compresa l’anzianità di servizio maturata.

IL MONITORAGGIO DELLA RIFORMA

Con l’approvazione definitiva delle “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”, è pienamente operativo il Protocollo d’intesa, siglato tra parti sociali e Governo il 19 novembre 2013, che prevede tavoli permanenti di confronto – nazionali e territoriali – per il monitoraggio del riordino istituzionale, del passaggio delle funzioni e delle risorse, comprese quelle umane; uno strumento importante anche per vigilare sulle tutele dei lavoratori, compreso il diritto alla formazione e riqualificazione del personale trasferito.

FORMULAZIONI VAGHE SU TROPPE QUESTIONI RILEVANTI

Se è apprezzabile la reintroduzione della tutela dell’ambiente tra i compiti dei nuovi “enti di area vasta” – in continuità con le funzioni già esercitate dalle Province – per il sindacato Cisl dei lavoratori pubblici va sottolineato che si è di fronte a poco più di un titolo che i passaggi di funzioni devono ora riempire di contenuti.

Suscitano infatti perplessità e preoccupazione – si legge ancora nella nota di via Altipiani d’Asiago – i destini di altre funzioni fondamentali affidate all’esercizio degli “enti di area vasta”, dai centri per l’impiego e per il collocamento mirato alla protezione civile, alla formazione professionale: per essi non è ancora sufficiente il vago rimando contenuto nel disegno di legge ad affidamenti di ulteriori funzioni.

IL PROBLEMA DEL CENTRO NON VEDENTI

In questa zona grigia di responsabilità non ancora chiaramente definite rientra il “Centro per l’integrazione scolastica dei non vedenti”, nato nel 1973 come “consorzio” e trasformato nel 1995 in associazione di diritto privato, promossa e finanziata da Provincia e Comune di Brescia.
Nei suoi quarant’anni di attività ha accompagnato la scolarizzazione di migliaia di bambini, ragazzi e giovani portatori di disabilità visiva (attualmente il Centro è frequentato da 177 studenti), attraverso azioni, mirate e personalizzate con la predisposizione di i materiali specifici, presso ogni ordine e grado di scuola, da quella dell’infanzia fino all’università.
Le sue funzioni hanno carattere sociale e scolastico insieme; una specificità che piuttosto d’essere premiata, rischia in questo processo di riforma di essere penalizzata.

ALLARME LANCIATO FIN DA GIUGNO 2013

Fin dal giugno dello scorso anno – ricorda la Cisl Funzione Pubblica – avevamo manifestato a tutti gli enti ed istituzioni bresciani che hanno, direttamente o indirettamente, a che fare con questa istituzione pubblica (Provincia, Comune di Brescia, Associazione Comuni Bresciani, Unione Ciechi, Ufficio Scolastico Territoriale, Asl, Prefettura) la forte preoccupazione per il destino del Centro, del servizio reso agli utenti e del personale che lo garantisce, sollecitando un impegno corale per consentire a questa realtà educativa e formativa, unica nel panorama nazionale, di continuare ad operare.

PREOCCUPATI ANCHE PER LA SCUOLA AUDIOFONETICA

Le nostre preoccupazioni hanno trovato puntuale conferma nel varo delle nuove norme che lascia troppo indefinita la questione di chi dovrà farsi carico di un particolare servizio come quello del “Centro non vedenti” di Brescia o di un altro fiore all’occhiello del servizio socio-scolastico per diversamente abili che è la Scuola audiofonetica. La legge sembra ricondurne la funzione alla “programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale”: toccherà dunque alla neonata “Area vasta” farsene carico? Lo speriamo, ma serve un chiarimento formale per dare continuità alle singolari esperienze bresciane e metterle in grado di mantenere i livelli di eccellenza oggi raggiunti nell’erogazione di servizi alle famiglie e le garanzie per il personale dipendente.

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