Quattro ore di sciopero per dire no alla Legge di stabilità

Quattro ore di sciopero con manifestazioni territoriali da organizzare da qui a metà novembre. Lo hanno deciso i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti, per sostenere la richiesta di modificare in sede parlamentare la legge di stabilità.

“Il dente duole sulla vicenda fiscale – ha ribadito alla stampa il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Una questione, quella fiscale, che ha ridotto al lumicino il reddito delle famiglie e falcidiato i posti di lavoro. Questo è il punto che noi confederali abbiamo posto da tempo insieme agli industriali. Credevamo che il Governo avesse capito che questa era la priorità, anche perché proprio questo tema è stato al centro di tutto il dibattito economico nazionale. Le troppe tasse stanno rarefacendo la nostra realtà economica. A noi questo sembrava fosse un fatto acclarato, e ci sembrava che fosse volontà del governo affrontare la questione. Così non è stato, il governo ha fatto vincere quel potere che da tempo influenza le finanziarie del Paese”.

E poi “non si è voluto mettere mano sugli sprechi, le ruberie e gli assetti di potere. Ha vinto il partito della spesa pubblica”, ha ribadito il leader Cisl, tornando a chiedere che si punti sui costi standard e su una tassazione maggiore per le rendite finanziarie. Inoltre, ha aggiunto, riferendosi al ministro del Welfare, “spero che Giovannini capisca quando diciamo ‘primum vivere deinde filosofare’: i cassintegrati vanno sostenuti così come il processo di assorbimento degli esodati”.

Tutti d’accordo,quindi. La legge di stabilità deve avere misure più consistenti per la ripresa. Lo affermano anche Abi, Alleanza delle Cooperative, Ania, Confindustria, Rete Imprese Italia rilevando che manca una rapida e decisa azione di tagli alla spesa pubblica; chiedono una riduzione più incisiva del cuneo fiscale e costo del lavoro.

Dai bonus ricerca alle borse di studio per gli studenti universitari, senza dimenticare le agevolazioni sul gasolio per gli autotrasportatori o quelle per l’acquisto di veicoli alimentati a metano o Gpl. Sono solo alcuni dei 18 crediti d’imposti finiti nel mirino della nuova legge di Stabilità per garantire effetti positivi per l’Erario nel 2014 di almeno 500 milioni di euro come saldo netto da finanziare e 200 milioni di euro in termini di fabbisogno e indebitamento netto.Tra le misure di agevolazione che saranno colpite dal taglio delle risorse rientrano quelle sulla ricerca e in particolare sia il credito d’imposta riconosciuto alle imprese che finanziano progetti di ricerca, in Università o in enti pubblici di ricerca, sia quello riconosciuto alle Pmi per la ricerca scientifica. La riduzione delle risorse colpirà anche l’editoria, le nuove iniziative imprenditoriali della vecchia legge del 2000 e l’offerta on-line di opere dell’ingegno (software, musica e prodotti editoriali on line). Per il mondo dei trasporti i crediti d’imposti che saranno sottoposti ai nuovi tetti di spesa saranno quello per il gasolio, quello per l’acquisto di veicoli alimentati a Gpl o metano, nonché il bonus oggi riconosciuto al taxi-noleggio con conducente.

Per l’agricoltura la stretta colpirà sia i due crediti d’imposta per investimenti sia quello riservato alle imprese delle aree svantaggiate per l’acquisto di beni strumentali. Tra i bonus più recenti che vedranno ridursi i finanziamenti c’è quello introdotto non più tardi dell’agosto scorso con il decreto “Cultura” (peraltro ancora all’esame delle Camere) per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali. In sostanza per far cassa il Governo, entro il 30 gennaio del 2014, con un decreto del presidente del Consiglio, indicherà per ciascuno dei 18 crediti d’imposta riportati in allegato alla Ddl di stabilità le quote percentuali di fruizione in misura non inferiore all’85 per cento di quanto spettante sulla base delle regole che disciplinano ogni singolo credito d’imposta. In questo modo il Tesoro procederà a ridurre e rideterminare gli stanziamenti iscritti in bilancio. I tetti di spesa in misura percentuale saranno comunque calibrati sulla base dell’utilizzo di questi crediti d’imposta.

Anche per questa revisione delle agevolazioni è prevista una sorta di clausola di salvaguardia. Nel caso in cui non arrivi entro il prossimo fine gennaio il decreto con i nuovi tetti di spesa per ogni singolo credito d’imposta, per garantire gli effetti finanziari indicati dalla Stabilità, sarà direttamente l’Economia a procedere con taglio lineare del 25% sugli stanziamenti di tutti e 18 i crediti d’imposta. Sarà poi sempre l’Economia a monitorare l’andamento della fruizione dei crediti d’imposta. E nel caso in cui si dovesse prevedere uno scostamento rispetto agli obiettivi finanziari indicati, il ministero potrà rideterminare le percentuali di utilizzo dei crediti.

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