2000 manifestanti a Verona per la ripresa del lavoro nelle fabbriche Riva Acciaio

verona(larena.it) Circa 2.000 persone hanno dato vita questa mattina a un corteo che è partito dalla sede dello stabilimento veronese della Riva Acciaio e ha percorso le strade cittadine fino a Piazza Bra e davanti alla prefettura. Oltre ai dipendenti scaligeri della Riva, ci sono i lavoratori delle altre sei aziende chiuse una decina di giorni fa dopo il blocco dei beni disposto dalla magistratura di Taranto, assieme a rappresentanti istituzionali dei comuni della Valcamonica dove hanno sede alcuni stabilimenti del gruppo. Nel corteo anche gli operai dell’intero settore metalmeccanico veronese, nell’ambito delle otto ore di sciopero indette per il settore dai sindacati di categoria. Questa mattina il corteo è partito da lungadige Galtarossa dirigendosi verso piazza Bra. Il traffico in centro è rimasto bloccato.

CISL: IL TEMPO E’ SCADUTO – La Cisl ha annunciato la mobilitazione di oggi: «Dopo oltre 10 giorni dal blocco, si aggrava di ora in ora la situazione nel gruppo, nell’indotto e nell’economia dei territori dove sono gli stabilimenti. La situazione sta mettendo a rischio la sicurezza occupazionale e salariale di migliaia di famiglie. Il tempo è scaduto: è necessario avere risposte immediate», Così quella di oggi sarà un’altra giornata di speranza, in attesa che da Roma arrivi la notizia di un Consiglio dei ministri (forse) e di un provvedimento utile a sbloccare la situazione.

FEDERACCIAI: È ALLARME – Torna allora alla carica Federacciai. «L’approvazione del decreto, annunciato da Zanonato e cosiddetto Decreto Riva, è di estrema urgenza», ribadisce Antonio Gozzi, presidente dell’associazione: «La paralisi dei sette stabilimenti sta comportando un costo economico e sociale ormai pressoché insostenibile». Gozzi ricorda che ci sono «1.400 addetti senza lavoro, fornitori e clienti sull’orlo della chiusura delle loro attività». Per questo «bisogna che gli impianti Riva riprendano a funzionare in tempi rapidissimi e per questo contiamo sul senso di responsabilità e la sensibilità del governo».

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