Bonanni al Meeting: la politica italiana è un ring e gli investimenti girano alla larga

bonanni al meetingIl rapporto tra economia e politica è il tema del confronto in programma nel tardo pomeriggio al Meeting di Rimini e che avrà tra i relatori Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl. La versione on line della rivista «Tempi», espressione del mondo di Comunione e Liberazione, offre un’anticipazione della discussione in una intervista al leader della Cisl, che spiega: “L’economia quando non è guidata dalla politica e quindi si autogestisce, produce guai non solo alla moltitudine, ma genera un effetto di auto strangolamento nei propri meccanismi come si è visto negli ultimi anni. E purtroppo la politica di oggi è troppo debole e troppo distante dalla responsabilità che dovrebbe avere rispetto all’economia”.

In questi giorni si parla della stabilità del governo. Cosa auspica per il futuro?
Sfatiamo subito un mito: non è vero che l’economia può viaggiare bene senza nessun governo perché non è così. La mancanza di politica scoraggia gli investitori. C’è anche un problema di garanzie internazionali e gli investitori si devono sentire rassicurati dalla politica. Ricordo che l’Italia ha attratto lo scorso anno solo 12 miliardi di dollari, un’inezia. La Svizzera ne ha portati a casa 16 e il Regno Unito 60. Il nostro Paese non dava garanzie di stabilità.

Quindi avanti con Enrico Letta?
Certo, e la mia posizione la motivo con un altro esempio: come mai un paese come il Giappone che ha un rapporto debito/Pil oltre il doppio del nostro non viene considerato insolvibile al pari dell’Italia? Semplice, la nostra classe dirigente fa a gara per prendere a botte la controparte: è un ring dove ci si picchia dalla mattina alla sera, mentre la realtà politica giapponese è stabile e a ogni tornata elettorale è chiaro chi governa e chi è all’opposizione.

In questa ipotesi di continuità la Cisl cosa chiede all’esecutivo?
Il punto nodale che riassume la vicenda politica, sociale ed economica è di natura fiscale. Non ci convince tutto questo parlare su Imu, Iva, detrazioni e così via. Siamo arrivati alla conclusione che l’unica soluzione è una forte rivisitazione dell’intero impianto fiscale e, come conseguenza, una revisione potente delle tasse da lavoro e da impresa. Aggiungo che non è possibile mettere mano al fisco senza affrontare il problema della spesa pubblica, non si otterrebbero risultati. La spesa inefficiente che porta agli sprechi e alle ruberie va messa sotto osservazione con molta forza, dal locale al nazionale.

Quindi la sua idea è che il governo deve andare avanti nonostante Berlusconi rimanga o meno al Senato.
A ben guardare, nella storia d’Italia dagli anni Cinquanta a oggi, di volta in volta, ha sempre voluto individuare dei diavoli: questa è una cultura da dismettere per far crescere la responsabilità. Basta con questa politica che diventa sempre occasione per schierarsi in fazione. La politica è l’arte del compromesso e in Italia questa parola è paragonabile ad una bestemmia, invece in altri paesi evoluti non lo è. Auspico un periodo sabbatico dove le forze politiche si abituino a condividere le cose più importanti del Paese.

Con la composizione dell’attuale Parlamento non le sembra un po’ difficile?
Nell’ultimo ventennio abbiamo vissuto un rapporto contorto con la politica e la nostra classe dirigente pare abbia smarrito il senso della sua missione perché non si rende conto degli elementi che contribuiscono a creare la nostra ricchezza e, specularmente, la nostra debolezza. I fattori che hanno indebolito la politica e hanno fatto in modo di produrre una classe dirigente non all’altezza sono due: primo, la legge elettorale. L’impossibilità di scegliere i parlamentari attraverso la volontà dell’elettore sposta gradualmente il baricentro della politica dal rapporto virtuoso e di fiducia con i propri rappresentanti, all’appassimento di una classe dirigente che deve rispondere al massimo a qualche oligarca. In questo modo abbiamo due esiti: l’economia cosiddetta forte fa quello che vuole e invece per le realtà deboli, fatte di migliaia di imprese, si creano danni.

Qual è la seconda causa?
Il funzionamento dei partiti: non sono più costituzionalmente omologati perché non rispondono più alle esigenze delle persone. Sono come un’auto che non ha omologazione a girare. La stessa vita interna dei partiti è fatta più di contenziosi da carta bollata che di decisioni di assemblee degli organi dirigenti.

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