La crisi non è finita ma la ripresa è a portata di mano. Il Pil Eurozona a +0,3%

statsLa notizia di Ferragosto non è la solita ricerca di mezza estate della Cgia di Mestre, ma la crescita del Pil registrata nell’Eurozona, dopo sei trimestri consecutivi caratterizzati dal segno meno.

Mentre il più furbo e iperattivo centro studi ad uso mediatico che c’è oggi sulla piazza italiana spediva frenetico il suo comunicato (quest’anno dedicato ai posti di lavoro creati tra il 2001 e il 2011 dalle piccole imprese; nel 2012, sempre per Ferragosto, si era esercitato sul boom delle bollette di acqua e gas; nel 2011 ai record della pressione fiscale), le anticipazioni Eurostat arrivavano quasi timidamente sui computer delle redazioni e delle agenzie di stampa.

La crescita è infatti ancora molto fragile e molto disomogenea per dichiarare finita questa lunga fase di crisi. Analizzando i dati nazionali disponibili (21 su 27) Eurostat rileva che solo sei paesi sono ancora in calo: -0,1% in Bulgaria, Spagna e Svezia, -0,2% in Italia e Olanda, -1,4% a Cipro. La crescita maggiore del Pil si è registrata in Portogallo (+1,1%), seguito da Germania, Repubblica Ceca e Finlandia (+0,7%) e da Regno Unito e Lituania (+0,6%).

Certo è che il dato complessivo dell’Eurozona, +0,3%, è un segnale importante, anche sul versante della fiducia e della capacità di ripresa dell’Europa.

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