Expo 2015, accordo sui contratti di lavoro. Flessibilità con le regole vigenti

EXPO 2015.Posa della prima pietra al cantiere  di Rho FieraAccordo raggiunto tra la società Expo 2015 e i sindacati per circa 800 posti di lavoro flessibili destinati ai giovani. Si tratta di contratti in deroga rispetto alle norme vigenti (apprendistato, stage e assunzioni a tempo determinato) che tra il 2014 e il 2015 si aggiungeranno all’organico dell’ente organizzatore che oggi ha 200 dipendenti e conta di salire fino a quota 325.

L’intesa, per ora, riguarda solo questa società, ma l’obiettivo è quello di estendere il modello al fabbisogno complessivo di forza lavoro legato all’esposizione universale, compreso quello dei Paesi che dall’inizio del 2014 cominceranno a costruire i padiglioni nazionali. L’intesa regola anche il numero di volontari: 475 al giorno a rotazione per un totale di 18.500 persone coinvolte. Si occuperanno però solo di accoglienza.

L’apprendistato riguarderà 340 persone di età inferiore ai 29 anni, mentre i contratti a tempo determinato, circa 300, saranno individuati partendo dalle liste di mobilità e disoccupazione. Sul fronte degli stage sono stati stabiliti 17 ambiti di orientamento professionale per un totale di 195 persone coinvolte che riceveranno un rimborso spese di oltre 500 euro al mese. L’accordo dedica una parte specifica alla disciplina dell’applicazione delle norme in materia di legalità, tutela e sicurezza del lavoro prevedendo uno specifico comitato di monitoraggio.

“Abbiamo evitato ragionamenti ideologici puntando su ciò che serve all’Expo” ha detto il segretario generale della Cgil di Milano Graziano Gorla.

“Abbiamo utilizzato gli strumenti normativi e contrattuali esistenti – ha sottolineato il segretario genarale della Cisl di Milano Danilo Galvagni -, di primo e secondo livello, per governare le esigenze di un evento di questa portata, in materia di mercato del lavoro, sicurezza e formazione. Su questa linea vogliamo proseguire”.

Stessa posizione per Walter Galbusera segretario Uil per Milano e Lombardia, che ha evidenziato l’utilità del modello di accordo per evitare una “deriva parlamentar-politica, un dibattito sterile” sullo stesso tema a livello nazionale.

(ildiariodellavoro.it)

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