Aib raccoglie l’invito della Cisl per nuove relazioni industriali

AIBIl rilancio delle relazioni industriali a Brescia con l’invito al mondo imprenditoriale a non parlare genericamente di sindacato è un tema ricorrente degli interventi del Segretario provinciale della Cisl Enzo Torri. Lo ha fatto anche la scorsa settimana aprendo i lavori del Consiglio generale, parlando esplicitamente dell’accordo sulla rappresentanza tra Cgil Cisl Uil e Confindustria come strumento che modificando le relazioni sindacali e industriali può concretamente aiutare gli sforzi per uscire dalla crisi. Oggi è arrivato un importante segnale dall’Associazione Industriale Bresciana. “Dico a Torri – scrive in una nota Fabio Astori, vice presidente degli industriali bresciani – che raccolgo il suo invito, che l’Aib è pronta al dialogo”.
Quello di Astori è un intervento articolato, che in molti passaggi risente ancora dei timori che Aib mostra nel chiamare i sindacati con il loro nome, ma che offre molti spunti di discussione e di approfondimento.

Scrive il vice presidente dell’Aib.

“Non voglio far cadere nel vuoto l´invito di Torri: per la stima verso la persona e l´equilibrio che contraddistingue il suo operare e perché l´invito raccoglie in maniera acuta un passaggio importante del discorso di insediamento di Marco Bonometti, sull’assoluta necessità del cambiamento dei parametri di approccio al problema del lavoro e dei rapporti tra organizzazioni. Il dibattito sulla partecipazione appare superato, soprattutto per le parole, troppe, usate senza costrutto, e comunque lasciate lì.

A Brescia da un lato il sindacato lamenta una disoccupazione crescente e una sempre maggiore difficoltà nel promuovere incrementi salariali, dall’altro le imprese stentano a sopravvivere di fronte a burocrazia asfissiante, credito inaccessibile, costo del lavoro tra i più alti d´Europa. La loro scelta non può essere allora che quella della riduzione della base produttiva, della rinuncia a nuovi investimenti con il rischio del decentramento produttivo. Altrettanto difensiva la strategia sindacale, tesa a mantenere le conquiste ottenute, all’irrigidimento dell’impiego del lavoro, alla tutela ad oltranza dell’occupazione. Per entrambe le parti, la tentazione di trarre vantaggio dalla crisi per alterare i tradizionali equilibri di forza. In realtà nessuna delle due parti ha oggi gli strumenti o i mezzi per costruire da sola un modello di sviluppo che consenta la ripresa.

Solo insieme possono superare la crisi, a partire da una diversa qualità del modo di essere parti sociali. Non lasciando che siano gli economisti a delineare il futuro, bensì tracciando una strada che possa essere punto di riferimento anche per la politica. Esistono oggi i presupposti per farlo, perché nell’emergenza la contrapposizione degli interessi lascia il passo al bene comune. Così, con grande pragmatismo, devono essere avviati processi che investano parallelamente la situazione delle imprese e dei lavoratori, assecondando trasformazioni strutturali e favorendo investimenti, reddito e occupazione.

Può avvenire anche a livello di territorio, ma con l´impegno che l´antagonismo lasci spazio alla collaborazione. È positivo sentire il sindacato che dichiara la volontà di andare oltre la barriera delle ideologie e delle pregiudiziali, a favore di un più realistico e pragmatico apprezzamento delle esigenze concrete della nostra economia. Per questo dico a Torri che raccolgo il suo invito, che Aib è pronta al dialogo. Ma è necessario scoprire cosa c´è al di là delle generiche dichiarazioni di disponibilità e per farlo si dovrà scendere sul piano della concreta operatività.

Perché le soluzioni non sono sempre a portata di mano, solo relazioni costruttive potranno creare i presupposti per realizzarle. Penso sia anche necessario che, da parte di tutti, cambi qualcosa, anzi molto. Perché, lo stesso giorno in cui ho letto l´invito di Torri, ho letto anche un articolo dal titolo “Brescia sciopera da sola”. Certo, c´è il contratto della gomma plastica da rinnovare, e spero che ciò possa avvenire al più presto. Ma – salvo il fatto che il titolo abbia tradito il pensiero, e salvo che la situazione possa essere diversa da come è stato possibile percepirla – perché per un contratto nazionale Brescia sceglie di scioperare da sola? Fare la mosca bianca attrae forse gli investimenti di terzi nella nostra provincia? O stimola a non delocalizzare? Dico questo non per polemica, non è più il tempo, ma per dare un contributo ad una riflessione che appare necessaria e rapida, se vogliamo dia buoni frutti”.

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