La Fim sulla Leali: senza impresa non c’è lavoro

acciaieriaBasta rileggere i giornali di queste ultime settimane per ricostruire la verità sulla vicenda della Leali. Una verità che è assai lontana da quanto sostenuto dal Segretario della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, e alla quale replica oggi con pacata fermezza Laura Valgiovio, leader della Fim, il sindacato dei metalmeccanici della Cisl.

 

 

FACCIAMO RACCONTARE LE TRATTATIVE AI LAVORATORI
Scrive il Segretario generale della Fim Cisl di Brescia: “Ai tavoli contrattuali che vedono protagoniste Fim e Fiom – come alla Leali, Hayes Lemmerz, Brandt, Osalmec, Cacciamali, Federal Mogul, Mac, Rothe Erde, Glisenti e quante altre si volesse – sarebbe utile sperimentare ciò che anni fa la stessa Fiom ottenne al tavolo Oto Melara: avere i lavoratori presenti come uditori alle trattative. Non ci sarebbero opinioni di parte Fim, Fiom ma altri potrebbero raccontare i fatti.
Alla Fiom, che intende la rappresentanza sindacale come gestore della democrazia diretta dei lavoratori, probabilmente sarà difficile accettare una replica di quella esperienza. La Fim, che vive e crede nella democrazia delegata (cioè chi firma risponde del mandato ricevuto dai lavoratori) la sfida la lancia: sperimentare da Brescia una democrazia «partecipativa» dei lavoratori alle trattative come uditori. Da ciò emergerebbe la verità, non più opinioni o letture di fatti con lenti diverse”.

LE POSIZIONI ERANO CHIARE, E COSI’ LA CONCLUSIONE
“Nel frattempo, ci permettiamo di consigliare chi segue questo dibattito, di rileggere le pagine dei quotidiani locali sulla vicenda Leali. Il segretario Fiom, che trova il bisogno di attaccare la Fim [L´accordo alla Leali è unitario. Non è paragonabile ad altri], certamente ha usato lenti che distorcono lo scritto e legge con dietrologie che non ci appartengono.
La trattativa era chiara.
Azienda: riduzione del costo del lavoro acquisendo solo gli addetti di Odolo e lasciando al loro destino i 64 di Roè Volciano.
Fiom: tutti i lavoratori assunti e riduzione del salario chiedendo individualmente di ridursi la paga; no a cambiare il fisso di 8000 euro.
Fim: modifica di una parte del salario fisso annuo, pari a 2.000 degli 8.000 euro, in variabile collegato all´andamento dell´azienda.
Unitariamente si chiude una trattativa che modifica il salario da fisso in variabile.

SIAMO IN UN’ALTRA EPOCA
“La Fiom – continua la sindacalista della Fim Cisl – nega sue dichiarazioni sulla stampa riguardo ricatti sui posti di lavoro con la riduzione del salario; posizioni utili solo a mostrare il pugno per mantenere il governo di situazioni aziendali come nel passato. Oggi siamo in un altra epoca. Questa volta la paura non ha avuto il sopravvento, il coraggio dei lavoratori e dell´impresa di mettersi in gioco hanno vinto. I lavoratori sono coscienti e in assemblea hanno condiviso l´intesa.

LA FIM CON LE IMPRESE? SICURO, PERCHÉ SENZA IMPRESA NON C’E’ LAVORO
Sui i casi citati e quanti la Fiom vorrà pubblicamente approfondire, siamo orgogliosi di averli condivisi con i lavoratori, di aver provato a salvare aziende e lavoro. È vero non tutte ci hanno dato ragione, ma nel peggio abbiamo rallentato chiusure. Esattamente il contrario di ciò che la Fiom ha negato in altre realtà. Si accusa la Fim di aver assunto l´impresa come punto di riferimento. Lo confermiamo! Perché l´impresa è capitale e lavoro: due elementi fondamentali per l´esistenza dell´azienda e per la crescita della società”.

“La Fim – conclude Laura Valgiovio – crede nella partecipazione dei lavoratori all´impresa e nella responsabilità per un futuro del lavoro. Da questa crisi dovremmo tutti imparare qualcosa e con l´accordo Leali, dopo quello Brandt, la Fiom sta cambiando: questo è un fatto e un auspicio”.

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