Brescia in emergenza sugli sfratti: 2303 convalide, +16% sull’anno precedente

sfrattatiI dati forniti dal Ministero dell’Interno in relazione agli sfratti convalidati nel 2012 confermano la gravità della situazione bresciana sul versante dell’emergenza abitativa. La denuncia viene da Fabrizio Esposito, responsabile del Sicet, il Sindacato inquilini casa e territorio della Cisl: “Dopo l’impennata registrata nel 2009 con un incremento di oltre il 40% degli sfratti convalidati (dai 1275 del 2008 ai 1825 del 2009) ed un primo picco di 2004 sfratti convalidati nel 2010, il Ministero dell’Interno comunica che nel 2012 in Provincia di Brescia sono stati convalidati 2303 sfratti di cui circa il 98% per morosità del conduttore“.

Per capire quanto grave ed anomala sia la dimensione del problema nel bresciano basterà ricordare che a Bologna, Firenze e Genova gli sfratti convalidati sono tra 1400 e 1700.

DATI E PERCENTUALI SUGLI SFRATTI A BRESCIA E PROVINCIA

Altro dato allarmante fornito dal Ministero riguarda gli sfratti eseguiti nel 2012 a Brescia e Provincia: 957 sfratti a fronte di 2801 richieste di esecuzioni pendenti.

E’ chiaro – continua Esposito – che Stato e Regione non possono più stare a guardare lasciando la gestione dell’emergenza abitativa all’iniziativa dei singoli Comuni. Il Governo deve intervenire immediatamente con un decreto legge che preveda la graduazione dei provvedimenti di sfratto per il passaggio da casa a casa, compresi quelli per morosità incolpevole.Contemporaneamente deve essere rifinanziato il Fondo Sostegno Affitti della Regione ed incentivata la locazione con canoni sostenibili, eventualmente offrendo anche ulteriori agevolazioni o garanzie ai proprietari che mettono a disposizione gli immobili inutilizzati“.

Il Sicet di Brescia osserva infine che “non pare più rinviabile una riforma della legge regolatrice del mercato delle locazioni che attribuisca alla contrattazione collettiva un ruolo di maggiore rilievo rispetto al passato ed un rifinanziamento del comparto dell’edilizia pubblica a canone sociale per costruire un sistema d’offerta pubblica adeguato al fabbisogno ed in linea con quelli dei Paesi più avanzati dell’Unione Europea“.

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