Violenza sulle donne. Mantelli: bene la convenzione ma occorre cambiare cultura

stop_violenza_donneUn passo importante e significativo”. Il commento di Giovanna Mantelli, componente della Segreteria della Cisl bresciana, all’approvazione da parte della Camera dei Deputati della Convenzione europea contro la violenza sulle donne, è positivo e propositivo. “La violenza sulle donne – spiega la sindacalista – è il portato di una cultura sociale e di conseguenza una responsabilità collettiva. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un sistema di formazione e di informazione che esaltava la violenza sui deboli e la mancanza di rispetto nei confronti dell’altro, chiunque esso fosse. Ben vengano leggi e pene più severe e certe, ma un vero cambiamento va sollecitato partendo dall’educazione dal basso che proponga un nuovo concetto di integrità della persona e soprattutto che dia un giusto significato alla libertà dell’altro. Occorre la volontà di tutti nel combattere radicalmente questa battaglia”.

L’ITER PARLAMENTARE – Dopo il voto all’unanimità dell’assemblea di Montecitorio, 545 sì su 545 presenti, la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta nei confronti delle donne e la violenza domestica siglata a Istanbul nel maggio del 2011, il provvedimento passa ora al Senato. Si tratta del primo strumento internazionale per la lotta alla violenza contro le donne. L’Italia è la quinta nazione a ratificare il testo della Convenzione dopo Montenegro, Albania, Turchia e Portogallo. Perché gli 88 articoli della Convenzione diventino applicativi devono essere sottoscritti da almeno 10 Stati, di cui almeno otto componenti del Consiglio d’Europa.

PREVENZIONE E SENSIBILIZZAZIONE – La “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” messa a punto ad Istanbul l’11 maggio 2011 [LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA CONVENZIONE] elenca, in dettaglio tutti i campi di intervento sottolineando che gli Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo per esercitare la «debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali». Si punta infatti a gettare le basi per una forma di tutela completa per le donne intervenendo non solo sul piano della repressione, ma anche sul quello della prevenzione, dell’assistenza, della sensibilizzazione culturale e dell’educazione. Un particolare riguardo è dato a tutti quegli elementi e situazioni come la vulnerabilità che nasce dall’età, le condizioni di salute o la disabilità, lo status di migrante.

POLITICHE SENSIBILI – La Convenzione sollecita l’adozione di «politiche sensibili al genere» e spiega che le sue norme si applicano «a tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica che colpisce le donne in maniera sproporzionata». Il fine è chiaro: sanzionare «tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata».

LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI – Contrasto dunque ad ogni forma di violenza, fisica e psicologica sulle donne; dallo stupro allo stalking, dai matrimoni forzati alle mutilazioni genitali e impegno a tutti i livelli sulla prevenzione, eliminando al contempo ogni forma di discriminazione e promuovendo «la concreta parità tra i sessi, rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne».

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