Badanti, è boom

Boom di badanti nelle case degli italiani: il loro numero è ormai arrivato ad un milione e 655 mila, facendo registrare un aumento del 53% in dieci anni. Sono prevalentemente stranieri (77,3%) e donne (82,4%), tra i 36 e 50 anni (56,8%). È quanto emerge da una ricerca realizzata da Censis e Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in occasione del convegno “Servizi alla persona e occupazione del welfare che cambia”.

La spesa media per le famiglie è di 667 euro al mese. Ma con la crisi, oltre la metà dei bilanci familiari non tiene più: così nel 15% dei casi è prevedibile, sempre stando ai risultati della ricerca, che un componente della famiglia lasci il lavoro per assistere un congiunto; nel 41,7% dei casi si pensa anche a rinunciare al servizio.

L’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie rappresenta quindi un grande bacino occupazionale: il numero dei collaboratori è passato da 1,083 milioni del 2001 a 1,655 milioni del 2012 (quando è stata condotta l’indagine su 1500 collaboratori). Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4%) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting.

Il cosiddetto welfare informale ha però un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell’accompagno (19,9%). Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L’irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore. Intrappolate tra esigenze crescenti e risorse in calo, il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci.

Con una domanda crescente di protezione sociale, viene sottolineato, è “indispensabile incrociare il ‘welfare familiarè, che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di  organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale”.

“Il crescente aumento del numero di assistenti familiari e badanti, nonchè l’altrettanto crescente difficoltà delle famiglie a far fronte, da sole, alle necessità connesse ai bisogni familiari e di cura, come ci confermano i dati presentati oggi dalla ricerca Censis-Ismu, ci impongono una seria riflessione sulle politiche di welfare e di conciliazione che purtroppo continuano a fare del nostro Paese la cenerentola d’Europa”. Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Liliana Ocmin. “In questo senso – continua Ocmin – diviene opportuno prevedere politiche fiscali in grado di alleggerire e supportare il peso economico sostenuto dalle famiglie per il pagamento dei care givers, ricordando che il ricorso al welfare ‘fai da te’ è una necessità spesso costosa e non un lusso. Adoperarsi affinchè il costo di questi servizi non si scarichi completamente sulle spalle delle famiglie, comporta anche il vantaggio di non alimentare le fila del lavoro nero e grigio che pure tocca questa funzionale categoria di lavoratori e lavoratrici, gran parte immigrati, per i quali la perdita del contratto di lavoro, costituisce una duplice fragilità, essendo il permesso di soggiorno e quindi la presenza regolare sul territorio, strettamente connesso al contratto di lavoro”. “E’ fondamentale – conclude Ocmin – valorizzare e qualificare il settore dei servizi di cura e dei white job, anche attraverso la Bilateralità, affinchè questo comparto sottovalutato rispetto alle potenzialità occupazionali, si renda “generatore” di buon lavoro anche per i moltissimi giovani e donne oggi senza prospettiva”. (conquistedellavoro.it)

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