Dialogo tra Tosini e Baglioni “sulla fabbrica e sul lavoro”

“Sulla fabbrica e sul lavoro, ieri e oggi” è stato il tema di un confronto tra il sociologo Guido Baglioni e il ricercatore economico bresciano Gianfranco Tosini che ha aperto i lavori pomeridiani del Congresso. Lo spunto è stata la pubblicazione di un saggio del prof. Bagloni sulla rivista “Storia urbana” edita da Franco Angeli, intitolato “Economia e società a Gardone Val Trompia negli anni ’40”.

Baglioni, gardonese di origine, racconta gli anni della sua giovinezza tra fabbrica e lavoro con una serie di considerazioni sulla crescita industriale del territorio. Paradigma di una impronta manifatturiera che ha segnato a lungo l’imprenditoria bresciana, Gardone Val Trompia è stata un concentrato di cultura industriale e del lavoro che si è radica profondamente nel tessuto sociale e ne ha indirizzato lo sviluppo.

Un saggio scandito non solo dalla puntualità delle osservazioni socio economiche ma anche dalla umanità dei ricordi personali che nella fotografia di ciò che è stata (e che in parte è ancora) una delle realtà produttive più importanti della nostra provincia offre – nella tenacia delle persone, nell’apertura al nuovo, nell’intuizione che la formazione professionale e la specializzazione erano la chiave del riscatto dei lavoratori, nella solidarietà dentro l’esperienza di lavoro – sollecitazioni di lettura del nostro presente e del nostro futuro.

 

Ad esse non si è sottratto il ricercatore Gianfranco Tosini che ha indicatio nel miglioramento delle competenze professionali, nei legami stretti con i centri di ricerca sul territorio e nella internazionalizzazione la via bresciana per l’uscita dalla crisi. Per Tosini occorre analizzare in profondità la reazione delle imprese bresciane. Non mancano le sorprese: se è vero dal 2008 al 2012 l’industria bresciana ha perso 27mila posti di lavoro, è vero anche le imprese della nostra provincia ne hanno creati almeno 35mila negli insediamenti produttivi che hanno fatto all’estero nello stesso periodo. L’imprenditoria bresciana non è affatto morta – ha osservato il ricercatore – ma si sposta dove le condizioni sono più favorevoli. Comprese forse quelle legate al credito, perché il problema di tante aziende oggi non è la mancanza di ordini, ma di denaro per acquistare le materie prime. Tosini ha infine osservato che Brescia ha assoluta necessità di mettere a frutto competenze e conoscenza alzando il livello dei suoi prodotti, abbandonando una competizione perdente sul prezzo per conquistare mercato grazie al valore aggiunto della sua produzione.

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