A Melfi come a Brescia gridare ‘al lupo, al lupo’ non salva i posti di lavoro

“Lo schema Fiom è sempre uguale. A Brescia come a Melfi il loro massimo impegno è quello di alzare i toni dello scontro”. Laura Valgiovio, Segretario generale della Fim Cisl di Brescia, interviene sulle polemiche del piano Fiat, e aggiunge: “Non fanno altro che gridare ‘al lupo, al lupo’, scaricano le loro responsabilità e guardano ai problemi dei lavoratori non per cercare soluzioni concrete e praticabili ma per strumentalizzarli in chiave elettorale”.

IL FATTO – La Fiat ha chiesto per lo stabilimento di Melfi (Potenza) il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale dall’11 febbraio al 31 dicembre 2014, necessaria per poter realizzare fisicamente gli investimenti per circa un miliardo di euro previsti per lo stabilimento con interventi sui fabbricati e sugli impianti.

LE REAZIONI – La Cisl – ha detto il Segretario generale Raffaele Bonanni – vigilerà sugli impegni presi dalla Fiat per i nuovi investimenti nello stabilimento di Melfi. I metalmeccanici della Cgil, per bocca del loro leader Maurizio Landini, hanno invece sentenziato: “Siamo di fronte a un ridimensionamento occupazionale, con la testa sempre più spostata verso gli Stati Uniti”.

L’APPROFONDIMENTO – Sull’argomento, ecco un utile pro-memoria messo in rete dalla Fim Cisl nazionale.

La Fiat “americana”, la ristrutturazione dello stabilimento di Melfi,
e la campagna elettorale della Fiom

Se vuole portare la Fiom fuori dalle “sabbie mobili” dove l’ha cacciata, Maurizio Landini farebbe bene ad essere meno provinciale e a non dire idiozie su Fiat-Chrysler.

Landini non può non sapere – nonostante la distanza tra la “Via Emilia e il West” – che la Fiat Auto in Italia non esisterebbe più se non ci fossero i successi di Chrysler negli Usa e di Fiat in Brasile. E….dovrebbe sapere che per assicurarsi un futuro nel mercato globale dell’auto la fusione tra Fiat e Chrysler è solo un ulteriore passo.

Nel futuro che dovrà disegnarsi lungo l’asse Torino – Detroit – São Paulo ci sono tante variabili e un’unica certezza. Per continuare ad esistere nel settore dell’auto come global player non si potrà restare in posizione marginale nei mercati asiatici e russi. Significa che nel futuro di Fiat-Chrysler dovranno esserci nuovi accordi societari, industriali e commerciali con altri produttori.

E il sindacalismo tutto dovrà essere all’altezza di questa sfida, nell’interesse dei lavoratori, recuperando l’asimmetria di poteri tra capitale e lavoro a causa del crescente peso della dimensione globale nelle politiche industriali di Fiat-Chrysler. Una cosa, chi guida il “primo sindacato dell’industria” in Italia, non può permettersi. Essere patetico.

Non può, a distanza di oltre un anno dagli accordi sulla chiusura di Termini Imerese (già annunciata a fine 2009) e di Irisbus – – firmati anche dalla Fiom – affermare che questi due casi dimostrerebbero il disimpegno di Fiat dall’Italia. Bisogna avere il coraggio (e l’onestà intellettuale) di ammettere che queste due chiusure sono gli unici accordi firmati dalla Fiom nazionale con la Fiat negli ultimi due anni. E’ un’etica della responsabilità alquanto curiosa. Si firmano gli accordi quando si chiudono le fabbriche, ma non quelli “di concessione” in cambio di investimenti e di garanzie occupazionali, come successo a Pomigliano, a Mirafiori, a Grugliasco e a Melfi.

Infine, se Landini ha veramente a cuore il problema della rappresentanza, ripartendo però dall’unità dei lavoratori e dal rispetto del pluralismo sindacale (nessuno escluso), deve smetterla di imbrogliare le carte.

Per prima cosa deve assumersi la responsabilità come Fiom (insieme alla sinistra Cgil e a Bertinotti & C.) di aver manomesso l’art.19 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, con il referendum da loro promosso e vinto nel 1995, che li ha portati – a distanza di tempo – al essere loro stessi esclusi dalla rappresentanza sindacale in Fiat.

In secondo luogo deve spiegare le ragioni che hanno portato la Fiom (specularmente alla Fiat) a ricorrere contro la sentenza del Giudice Vincenzo Ciocchetti del Tribunale di Torino, che sanciva in modo indissolubile sia la legittimità dell’accordo firmato dagli altri sindacati per Pomigliano – e approvato dai lavoratori nel referendum – sia il diritto della Fiom a mantenere i propri rappresentanti in azienda.

Gianni Alioti
Ufficio Internazionale Fim-Cisl e membro della rete sindacale globale Fiat-Chrysler

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