Intervista al Segretario Cisl Enzo Torri su tesseramento e stagione congressuale

L’anticipazione – avvenuta questa mattina in una conferenza stampa – dei dati sugli iscritti alla Cisl bresciana è l’occasione per una intervista al Segretario generale dell’organizzazione, Enzo Torri, per parlare non solo del tesseramento ma anche del contesto politico, della crisi economica, del generale processo di riorganizzazione avviato dalla Cisl e della stagione dei congressi che culminerà a marzo con quello di unificazione sindacale dei territori di Brescia e Valle Camonica-Sebino.

 

L’INTERVISTA

La Cisl bresciana apre il nuovo anno dando conto dei dati sul tesseramento, cioè sul numero di lavoratori, attivi e pensionati, che ha scelto di iscriversi alla Cisl nel corso del 2012. Come sono questi dati?
Direi confortanti rispetto alla evidente difficoltà che sta attraversando il mondo del lavoro.

Di più o di meno rispetto all’anno precedente?
Sostanzialmente uguale a quello dell’anno precedente con oltre 92.000 iscritti, ma è un risultato molto positivo se teniamo conto della crisi occupazionale, del numero dei lavoratori in cassa integrazione dal blocco delle assunzioni nel settore del pubblico impiego e, non da ultimo del rallentamento degli ingressi alla pensione.

Cosa emerge dalla lettura del tesseramento suddivisa per settori produttivi?
In quello industriale, nonostante il calo di iscritti del settore edile (-278) dovuto alla pesantissima crisi del mondo del costruzioni, aumentano le adesioni sia dei metalmeccanici (+329) che del comparto chimico e tessile (+240), risultato assai rilevante anche in considerazione della forte competizione presente in questi settori sul piano contrattuale e nel rapporto con le altre organizzazioni.
Buono il dato del pubblico impiego: Scuola (+213), Funzione pubblica (+2).
Tiene il comparto agricolo, mentre cala il numero dei pensionati (-555) dovuto all’innalzamento dell’età pensionabile.
Continua invece la crescita nel settore commercio e servizi (+134).
Il tesseramento diretto degli immigrati, molto variabile di anno in anno in quanto legato a pratiche di volta in volta richieste, chiude in flessione (-385).

In questo andamento così differenziato tra settori, quanti sono stati i nuovi iscritti?
8.250, un numero molto significativo che ha consentito di recuperare gran parte del turn over di circa il 10%. Anche qui però si leggono i segni della crisi in quanto negli anni scorsi questo recupero andava dal 15 al 20%.

Presentando questi risultati lei ha molto insistito sul fatto che sono dati certificati. Cosa significa?
Significa che ogni numero del nostro tesseramento corrisponde ad un nome, un cognome e un codice fiscale. La Cisl ha adottato da oltre due anni l’anagrafe degli iscritti per poter certificare la propria rappresentanza sindacale. Uno strumento di trasparenza indispensabile anche alla luce sia dell’accordo unitario del 28 giugno del 2010 che del recente accordo nazionale sulla produttività, certificazione vincolante per la rappresentatività di chi sottoscrive accordi nazionali e decentrati e di conseguenza per la validità degli stessi.

Cgil e Uil sono in grado di certificare il loro tesseramento?
Non mi risulta.

Torniamo ai dati presentati questa mattina. Al di là delle quantità, qual è il motivo di maggiore soddisfazione?
Che siamo di fronte a numeri che indicano un alto livello di presenza della Cisl bresciana in ogni comparto produttivo e sul territorio, numeri che sono una risposta a chi ha ripetutamente attaccato la nostra organizzazione per la linea di responsabilità che abbiamo assunto in un passaggio storico durissimo per l’economia, per il presente e per il futuro del lavoro. Sono i dati del tesseramento a dire le qualità della Cisl, un’organizzazione forte, trasparente , rappresentativa e autorevole nell’esprimere le proprie linee e nel portare avanti le proprie strategie.

Se dovesse sintetizzare queste linee in poche parole cosa direbbe?
La crisi che stiamo attraversando presuppone risposte economiche e politiche, ma anche una revisione culturale, etica valoriale delle cose che facciamo, per definire nuove priorità sui temi dello sviluppo, della crescita, di nuovi modelli di vita, sui temi ambientali, nella individuazione di un bene comune che superi le difese corporative dove anche le pur giuste rivendicazioni devono trovare le soluzioni nel segno di una equità sociale. Per queste ragioni la ricerca della coesione sociale diventa la prima responsabilità da assumere. E noi l’abbiamo assunta, fino in fondo, ed il numero di lavoratori e pensionati che ha scelto la Cisl conferma che è una scelta giusta e condivisa.

Il 2013 sarà anno di elezioni. La Cisl cosa pensa di queste scadenze così importanti?
La Cisl non è soggetto che scende in campo con questa o quella forza politica, ma come forza sociale temiamo una campagna elettorale che perda di vista i problemi concreti della gente, in cui prevalga il rito delle facili promesse, che le parti politiche in competizione offrano una lettura della realtà più funzionale alla ricerca di consensi che a raccontare la gravità della situazione che il paese sta vivendo, rischiando così di vanificare i tanti sacrifici che sono stati chiesti ai cittadini in questi anni.

Per cui?
Chiediamo a chi si candida coerenza e responsabilità, trasparenza e onestà per ridare alla politica il suo ruolo di gestione del bene comune e non occasione per acquisire potere e arricchimento personale, una politica che stimoli la partecipazione delle persone alla vita del paese contrastando l’individualismo esasperato che segna le nostre comunità.

Questo per quanto riguarda la partecipazione come elemento sostanziale della democrazia. Sulla partecipazione come modello di cogestione tra impresa e lavoro a che punto siamo?
Per la Cisl la partecipazione è una scelta forte di condivisione dei percorsi da intraprendere , che va di pari passo all’assunzione reciproca di responsabilità ( non solo quella da richiedere agli altri). La crisi è li a dimostrare che le dinamiche del mercato globale rendono il conflitto fra lavoratore e impresa un ostacolo alla sopravvivenza di ognuno, mentre vanno ricercate comuni convergenze nell’organizzazione del lavoro, nella risposta alle necessità delle imprese conciliandola alla tutela degli interessi dei lavoratori.

In sostanza lei dice che il conflitto non paga. E’ così?
C’è bisogno di cooperazione, non di conflitto! E questo lo diciamo sia a quelle organizzazioni sindacali che pensano di poter continuare a dirimere i diversi interessi in campo attraverso lo scontro, ma anche alle imprese e alle loro associazioni che purtroppo faticano a intraprendere relazioni sindacali aperte ad una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa. I tempi che viviamo richiedono più coraggio e ci aspettiamo anche dagli imprenditori bresciani questo dialogo. Questo è un cambio culturale che la parti devono riuscire a fare per ripartire insieme con il passo giusto.

Ci sono segnali in questo senso?
Non mancano esempi positivi di dialogo e intese importanti, ma ci sono ancora troppi casi in cui, con la scusa della crisi, viene a mancare il rispetto della condizione del lavoratore, si verificano soprusi e ricatti inaccettabili.

Anche il sindacato però deve adeguare le sue strutture alle sfide nuove che va indicando, non crede?
Sicuramente. La Cisl non si limita a indicare agli altri cosa devono fare – sport largamente – diffuso nel nostro paese, ma ha avviato una profonda riorganizzazione per rendere più efficaci le sue azioni, razionalizzare le risorse, essere più vicino alle persone, saper dare le risposte nei luoghi di lavoro e sul territorio, utilizzare al meglio le capacità e le esperienze presenti nella organizzazione: questo è l’obiettivo che la Cisl vuole realizzare e che ci vede già oggi partecipi di una profonda modifica del nostro modo di operare.

Concretamente di cosa si tratta?
Abbiamo in atto una riorganizzazione dei Servizi – fiscali, vertenze, patronato – gestiti a livello territoriale ma organizzati a livello regionale: significa razionalizzare le energie, mettere in comune le esperienze, ridurre i costi e fornire migliore assistenza.
Contemporaneamente si sono ridotte le strutture i sindacati territoriali mantenendo sul territorio strutture più agili. In Lombardia si passa dagli attuali 14 a 8 territori. Brescia e Valle Camonica-Sebino diventeranno un’unica struttura sindacale, la Cisl provinciale, con una sola Segreteria e una maggiore presenza sul territorio.

Anche le Federazioni di categoria saranno interessate a processi di aggregazione?
Entro i prossimi due, tre anni le categorie, che attualmente sono 19 diventeranno meno della metà con la nascita di grandi sindacati, come quello del pubblico impiego (che riunirà Scuola e Funzione Pubblica), dell’industria (che metterà insieme Metalmeccanici, Chimici e tessili), delle reti di servizio (trasporti, elettricità, telefonia, gas-acqua), del terziario, dei pensionati, dell’edilizia e agricoltura.

Perché questa sottolineatura della presenza sul territorio?
Siamo già molto presenti oggi, ma vogliamo esserlo ancora di più. Il ridisegno organizzativo va infatti di pari passo con la strategia della Cisl che vede nella contrattazione aziendale e territoriale la possibilità nei prossimi anni di poter essere più vicini ai propri iscritti, ai lavoratori, a cominciare dai luoghi di lavoro. Tutto ciò accompagnato da un grande progetto di formativo per nuovi e vecchi operatori, delegati e dirigenti.

La riorganizzazione Cisl appare un progetto in fase molto avanzata, anche se dovranno essere i Congressi a disegnare tempi e modalità, giusto?
Per noi della Cisl il 2013 è anno congressuale, una scadenza importantissima per definire le nostre linee, per eleggere i gruppi dirigenti che porteranno avanti i progetti, per riflettere con iscritti, con i delegati in centinaia di riunioni che già sono state avviate, quali azioni mettere in campo per tutelare al meglio le condizioni di vita e di lavoro delle donne e degli uomini che ci chiedono di rappresentare i loro interessi.

Perché si parla di congressi, al plurale?
Perché il Congresso di unificazione tra Brescia e Valle Camonica-Sebino (il 21 e 22 marzo con la nascita di una realtà provinciale con più di 100.000 iscritti) non sarà che l’ultimo atto, a livello territoriale, di una serie di appuntamenti congressuali che avranno come protagoniste le 19 Federazioni di categoria e che avranno luogo dall’inizio del mese di febbraio e metà marzo.

100.000 iscritti sono davvero tanti!
Sono grandi numeri che caricano la Cisl di Brescia di grande responsabilità in uno dei momenti più difficili che il paese sta attraversando , dove parlare di crisi significa usare un termine non sufficientemente adeguato, dove avremo bisogno che ognuno faccia la propria parte, di rivedere stili di vita, abitudini consolidate, ricercare un modo più equo per distribuire pesi e vantaggi, costi e risorse. Nei cambiamenti ci sono sempre rischi, ma ci sono anche opportunità che vanno individuate e perseguite mettendosi anche in discussione. Siamo convinti che il futuro dobbiamo costruirlo, non solo attenderlo.

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