Sempre di più i senza lavoro. Bonanni: agire subito, insieme

Ad ottobre, in Italia, i disoccupati hanno raggiunto quota 11,1%, lo 0,3% in più rispetto a settembre, ma con un incremento su base annua del 2,3%. In valore assoluto i disoccupati sono 2 milioni e 870 mila. A ottobre il numero record di disoccupati deriva da un aumento del 3,3% su base mensile, con quasi cento mila persone in più alla ricerca di un impiego rispetto a settembre (+95 mila), mentre su base annua si contano 644 mila disoccupati in più, con un rialzo del 28,9%.

PIANGERSI ADDOSSO NON SERVE…
“I dati sono drammatici, soprattutto per quanto riguarda i giovani e le donne. Ma è inutile piangersi addosso, è arrivato il momento di fare tutti insieme qualcosa. Non serve a niente scaricare la responsabilità sugli altri”. E’ questo l’appello del Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “La rilevazione dell’ISTAT fotografa un’Italia immobile sul piano economico, che fa più fatica degli altri ad uscire dalla crisi perché non si vogliono affrontare i nodi veri che ostacolano la ripresa dell`occupazione. Se ci sono più di due milioni di italiani senza lavoro, non basta lanciare l’allarme. Bisogna fare tutti di più per smuovere le acque, ciascuno per le proprie responsabilità: governo centrale, regioni, enti locali, banche, imprese, sindacati”.

…BISOGNA AFFRONTARE I PROBLEMI
“Bisogna rimettere in moto l’economia utilizzando tutte le risorse disponibili – ha aggiunto Bonanni – tagliando le spese inutili ed i costi della politica. Occorre ridurre le tasse per chi fa davvero investimenti, e poi intervenire sulle spese dell’energia, sulle disfunzioni della pubblica amministrazione, sulle infrastrutture, sull’innovazione e la ricerca. Nessuno farà più investimenti in Italia se non si affrontano questi problemi di cui nessuno si occupa da più di vent’anni. Bisognerebbe poi fare più riqualificazione professionale per ricollocare le persone nel mercato del lavoro nei pochi settori dove ci sono carenze di manodopera ben qualificata”.

AUMENTARE LE RISORSE PER GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
“Di fronte a questi numeri questi numeri – ha dichiarato il Segretario generale aggiunto Giorgio Santini – da una parte è necessario aumentare le risorse per prorogare gli ammortizzatori sociali per l’anno 2013, che si prospetta pesantissimo, collegandoli ad effettive politiche per la ricollocazione, con l’ attuazione della legge delega per il riordino dei servizi all’impiego contenuta nella riforma del lavoro; dall’altra vanno costruite in ogni modo nuove opportunità di lavoro, utilizzando ad ampio raggio l’apprendistato nelle sue diverse tipologie per l’inserimento lavorativo dei giovani, anche adeguando in tal modo titoli di studio non richiesti dal mercato, nonché introducendo un nuovo contratto intergenerazionale che preveda il part-time in uscita per i lavoratori anziani con contestuale assunzioni di giovani”.

DICOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 36,5%
“Il dettaglio della rilevazione dell’ISTAT – spiega Santini – ci dice che il tasso di disoccupazione dei 15- 24enni arriva al 36,5% (il dato peggiore dal 1992)e specifica anche che tra i 15-24enni quelli effettivamente in cerca di lavoro sono 639.000 e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d’età. Il dato del terzo trimestre, pur meno aggiornato, fornisce un quadro ancora più completo e drammatico: i disoccupati sono cresciuti di 581.000 rispetto al terzo trimestre del 2011 e l’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in oltre la metà dei casi persone con almeno 35 anni”.

“Il peso della crisi continua a gravare in buona parte sui giovani – conclude il Segretario generale aggiunto – ma nell’ultimo anno si è accentuata la riduzione tendenziale dell’occupazione maschile (-144.000 unità), soprattutto nell’industria e nelle costruzioni, evidenziando come la caduta di occupazione riguardi sempre più anche il nucleo tendenzialmente più stabile del mercato del lavoro, mentre la tenuta dell’occupazione femminile, pur se a livelli da sempre bassi, si spiega con lo spostamento verso il lavoro nei servizi alle persone. Va sottolineato che a crescere, ancora una volta, è soltanto il part-time, senza il quale la perdita di occupati sarebbe ancora maggiore”.

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