Notte di trattative per esuberi, riduzioni di orario e solidarietà in Ubi Banca

E’ proseguita nella notte, nella sede centrale del Gruppo, a Bergamo, la trattativa tra azienda e organizzazioni sindacali sulla riformulazione del piano di riorganizzazione di Ubi Banca. Ne dà notizia il quotidiano «L’Eco di Bergamo» che nella sua edizione on line entra nei dettagli di una giornata di confronto a tratti molto tesa in cui si è rischiata una nuova rottura.

Ubi Banca, lunga trattativa
Maratona notturna per l’accordo

Un’altra giornata convulsa nella trattativa Ubi, fitta di incontri e di piccoli e grandi contrasti, che solo a tarda sera lasciava intravedere una via d’uscita. Solo allora infatti, dopo che il negoziato era già durato una decina di ore, si era iniziato a scalfire il vero nocciolo del problema: quello delle giornate di solidarietà.

Proprio questo punto, già sperimentato con altre modalità nell’accordo di Intesa Sanpaolo, portava la discussione nuovamente all’«extratime», nel tentativo di trovare un accordo notturno, ma sempre con il rischio di una rottura improvvisa. Fin dal mattino i vertici di Ubi si erano presentati al tavolo con una nuova proposta che dopo poche ore era già stata rispedita al mittente dai sindacati che la bollavano come «diversa nella forma, ma sostanzialmente uguale nella sostanza alla precedente». In verità qualcosa di nuovo c’era già in questa prima versione, come la possibilità per i dipendenti di effettuare la «settimana corta» (con riduzione di orario il venerdi pomeriggio). Anche qui però, come per la solidarietà, il discrimine restava sempre lo stesso: dev’essere, dicono i sindacati, una scelta personale e volontaria, non obbligatoria.

Peraltro anche nella file delle varie sigle continuavano a convivere due correnti di pensiero sulla solidarietà. Passavano le ore e l’azienda tornava a riformulare la sua proposta: a quel punto l’intenzione comune era di andare avanti a oltranza. Nel successivo confronto, attorno alle 19, qualche nodo cominciava a venire al pettine, perché Ubi per la prima volta dall’inizio della trattativa toglieva la deroga al contratto sugli straordinari, fissando poi il tetto massimo delle giornate di solidarietà a quota 220 mila, che voleva sempre dire 12 giornate pro-capite, ma che tradotto significa che poteva all’atto pratico essere anche molto più basso. Con queste premesse (ma senza ancora una svolta sul discorso dell’obbligatorietà), dopo l’ennesima pausa, è cominciato il faccia a faccia notturno, con volti meno tirati e qualche nota di ottimismo in più.

ecodibergamo.it

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