Iveco, problemi e opportunità

“Da una parte l´evidenza di una crisi nera che negli ultimi cinque anni ha lasciato il segno, falciando la produzione e generando esuberi da record gestiti con il contratto di solidarietà. Dall´altra, la convinzione che gli strumenti per rimettere la testa a galla esistono, ma necessitano di un salto di qualità, prima di tutto dentro lo stabilimento”. Il quotidiano Bresciaoggi sintetizza così il quadro relativo all´Iveco di Brescia tracciato ieri pomeriggio dal Segretario generale della Fim Cisl, Laura Valgiovio, in un incontro promosso dalle Acli provinciali.

“Un´occasione – scrive ancora il giornale – servita per presentare il nuovo circolo dedicato alla memoria di Fausto Bianchetti, operaio militante aclista scomparso nel 2011, che proprio nella fabbrica di via Volturno ha lavorato per anni, distinguendosi nell´impegno sociale e politico” e ricoprendo per molti anni il ruolo di delegato di fabbrica della Fim Cisl.

Interrogata sul futuro della Iveco, Laura Valgiovio è andata subito al nocciolo della questione: “In pochissimi anni siamo passati dalla grande euforia alla grande depressione. Basta considerare che dai 25 mila carri annui prodotti da Iveco nel periodo di massima espansione» (2006, 2007, 2008) si è bruscamente passati ai 15 mila del 2011 e 2012. Senza contare l´eccesso strutturale di 860 addetti e il blocco delle assunzioni”.

“Per il leader Fim, comunque, proprio tra le criticità si nascondono elementi per un cauto ottimismo. Iniziando dal fatto che l´azienda realizza veicoli medi praticamente senza concorrenza sul mercato italiano di settore: un´opportunità da sfruttare, valorizzando allo stesso tempo le innovazioni, come la linea unica e i nuovi metodi di lavoro”, interventi che “potrebbero costituire l´esempio propedeutico a un cambiamento culturale per tutta la provincia”. Per l’immediato, Iveco “resta in attesa del restyling del mezzo, previsto nel 2013, e di capire le proporzioni dell´investimento sull´Eurocargo”.

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