Norme restrittive sui fallimenti: cassa a rischio per 60 dipendenti della Leali di Odolo

Le norme sulla cassa integrazione in caso di fallimenti sono troppo restrittive e stanno causando problemi per la tutela del reddito e dell’occupazione dei lavoratori. Tra questi 60 dipendenti della Leali di Odolo.

La denuncia viene dalla Fim Cisl che sollecita un intervento correttivo da parte del ministero del Lavoro. “La recente riforma del lavoro ha introdotto restrizioni ingiustificate e la ‘riserva’ che grava sulle richieste di Cassa integrazione straordinaria alla Direzione regionale del lavoro – dichiara Nicola Alberta, Segretario regionale della Fim – è negativa e contraddittoria, in quanto rende molto difficile il subentro di nuove imprese nelle crisi aziendali e ha come unico risultato quello di far chiudere definitivamente le aziende e di disperdere importanti presenze industriali oltreché di moltiplicare i licenziamenti: esattamente il contrario di quanto avremmo invece bisogno”.

Oltre alla Leali di Odolo, in Lombardia vi sono diversi casi aziendali di richiesta di accesso al concordato preventivo con continuità aziendale, che attendono di accedere agli ammortizzatori sociali e necessitano di garanzie e certezze normative: l’Eleca di Como con 145 dipendenti; l’Isotta Fraschini, sempre nel comasco, con 250 dipendenti; la RSI di Costamasnaga con 130 dipendenti; la Grecav di Gonzaga a Mantova con 80 dipendenti.

“Si deve risolvere il conflitto normativo che si genera a causa della non coincidenza dei tempi delle procedure concorsuali e di quelle sindacali – conclude Alberta -. Infatti da una lato si agisce per proteggere e salvaguardare il patrimonio industriale e produttivo, attraverso il concordato in continuità, e dall’altro può accadere che non si possa ricorrere al simultaneo utilizzo di uno strumento sociale di protezione e continuità del lavoro e delle professionalità necessarie a garantire tale continuità”.

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