Lo storico Aldo Carera sul 40° Fisascat Brescia: una sfida impegnativa, una sfida vinta

Non ci sono studi sufficientemente strutturati, ma le vicende che dal 1972 ad oggi hanno segnato la nascita e l’affermazione della Fisascat raccontano una storia di successo, una sfida impegnativa raccolta con coraggio e vinta.

Intervenendo questa mattina al convegno organizzato dalla Fisascat di Brescia, il prof. Aldo Carera, professore di Storia economica all’Università Cattolica di Milano, ha ricordato la complessità economica e sociale degli anni di costituzione della categoria e il bisogno di rappresentanza di un segmento del mondo del lavoro – quello del terziario, del commercio  e del turismo, appunto – frammentato in una molteplicità di tipologie contrattuali che andavano ricondotte a sintesi.

Una sfida impegnativa, una sfida vinta, grazie al coraggio e alla dedizione di tanti dirigenti e delegati, e grazie alla fedeltà allo spirito originario della Cisl. Un sindacato in cui i più bravi non avevano tempo di godersi le soddisfazioni dei risultati raggiunti perchè subito veniva chiesto loro di occuparsi delle situazioni più difficili, delle sfide più impegnative. Così è stato anche per la Fisascat di Brescia. Così raccontano le testimonainze e le fotografie del volume stampato per questa tappa importante “nel cammino di una categoria – ha detto il Segretario generale Alberto Pluda – che ha saputo affermarsi come una forza autonoma e libera, come voce delle lavoratrici e dei lavoratori di un universo composito e variegato, come alternativa al sindacalismo ideologico senza idee e, troppo spesso, senza rispetto per coloro che dovrebbe rappresentare”.

 

 

 

Insieme è la parola sintesi di questo compleanno – scrive Pluda nella presentazione del volume – perchè Fisascat è un’esperienza di condivisione profonda che fa riferimento al patrimonio valoriale della Cisl, alla consapevolezza che solo “insieme” si può essere protagonisti, partecipare, decidere. Ce lo dice la nostra piccola, grande storia. Ce lo chiedono le emergenze del presente. Ce lo impongono le responsabilità che abbiamo verso il futuro”.

 

 

 

 

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