Sfratti a Brescia: una bomba sociale di cui non si riesce a spegnere la miccia

A riportare in prima pagina il problema degli sfratti a Brescia e nel bresciano è stata negli ultimi giorni la vicenda di una ragazza madre di 37 ani che si è trovata nel giro di poco tempo a non avere più un lavoro, a dover provvedere al mantenimento della figlia e a dover combattere contro uno sfratto esecutivo che la metterebbe di fatto sulla strada.

100 ALLOGGI PUBBLICI L’ANNO E LISTE D’ATTESA CON 3000 FAMIGLIE
Scrive questa mattina il Giornale di Brescia: “Sfratti per morosità in continua crescita, con Brescia che supera i 500 casi l’anno e l’intera provincia a duemila. Fondi regionali per il sostegno all’affitto ridotti da 70 a 14 milioni di euro. Tetti dei redditi per accedere ai contributi di locazione precipitati da 12.000 a 4.000 euro l’anno. Assegnazioni di appartamenti pubblici che in città si aggirano sui 100 l’anno a fronte di liste d’attesa che comprendono 3000 famiglie.

IL 98% DEGLI SFRATTI E’ PER MOROSITA’ INCOLPEVOLE
È un quadro a tinte fosche, che sta diventando una vera e propria emergenza, la questione abitativa di Brescia. In prepotente avanzata sono soprattutto le morosità «incolpevoli», quelle che coinvolgono chi perde reddito e lavoro, un tempo un’esigua minoranza, oggi quasi la totalità. Famiglie che dalla normalità casa-lavoro piombano in pochi mesi nell’incubo di rimanere senza un tetto, incapaci di far fronte all’affitto. Numeri alla mano, nel primo trimestre del 2012 gli sfratti hanno raggiunto i 153 casi in città e i 328 in provincia, di cui il 98% per morosità quasi sempre incolpevole”.

ESPOSITO (SICET CISL): ABBIAMO UNA CLASSE DIRIGENTE SENZA VISIONE
Il quotidiano ha sentito anche il Segretario generale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl: “Quello che non mi piace proprio – ha dichiarato Fabrizio Esposito – è che non esiste una visione complessiva da parte della classe dirigente. Ci si continua a muovere gestendo caso per caso, senza preoccuparsi di pensare a una strategia d’azione che affronti il problema nel suo complesso. Quasi si fosse in attesa che la bufera passi per inerzia. In questo modo c’è il rischio che i tempi per uscire dal tunnel finiscano per essere più lunghi di quanto potrebbero”.

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