Torri (Cisl): “responsabilità” significa pretendere che tutti facciano la loro parte

Il dibattito sul lavoro al Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini ha messo ieri allo stesso tavolo il Ministro Elsa Fornero, il Segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni e il vice presidente di Confindustria Fulvio Conti. Molte le questioni affrontate durante l’incontro, con una particolare sottolineatura di Bonanni sulla responsabilità come atteggiamento indispensaile per contribuire all’uscita dalla crisi. Il tema è ripreso questa mattina da Bresciaoggi in chiave locale in una intervista al Segretario generale della Cisl bresciana Enzo Torri.

 

Bresciaoggi – venerdì 24 agosto 2012

Torri: «Cisl, sindacato di lotta e di governo»
E alla Cgil: «Temi come la spending review vanno affrontati non scioperando ma sedendosi a un tavolo»

Più vicini al governo Monti che alla Cgil. I sindacalisti Cisl si trovano in questo momento in una curiosa situazione, a condividere le soluzioni ad alcuni problemi del lavoro più con i loro interlocutori politici che con i loro colleghi. Raffaele Bonanni lo ha chiamato «senso di responsabilità» ieri, durante il dibattito con Elsa Fornero al meeting di Rimini. Il segretario provinciale Enzo Torri, presente in sala, ha ripreso le riflessioni del leader nazionale in chiave bresciana. «Oggi Bonanni ha fatto emergere con efficacia lo spirito con il quale la Cisl si sta ponendo rispetto ai cambiamenti in questa società. È partito da una critica a Monti che tende a non dialogare con le parti sociali, ma allo stesso momento con responsabilità ha lasciato la porta aperta: gli atteggiamenti verticistici sul governo di quello che sta accadendo oggi nel Paese non sono utili. E anche sul piano delle proposte, ha messo in evidenza quanto sia importante che tutti facciano la loro parte: il tema della responsabilità in questo è assolutamente centrale».
Una posizione di dialogo, quella della Cisl, che a Brescia fa da contraltare ai rapporti «inesistenti» (termine usato dallo stesso Torri) con la Cgil. «Continuiamo ad avere visioni diverse. Se su temi come la spending review loro pensano prima di tutto allo sciopero, e non va bene. Se siamo convinti che si debba razionalizzare e spendere di meno, bisogna sfidare la pubblica amministrazione. Noi diciamo che i temi vanno affrontati, se ci sediamo al tavolo possiamo salvaguardare i lavoratori che fanno il loro dovere, ma non possiamo esimerci dall´andare a toccare le cose che anche a Brescia non funzionano. Purtroppo rispetto alla Cgil siamo su posizioni diverse. Noi chiediamo la partecipazione, ma la chiediamo anche ai nostri interlocutori, ovvero alla politica, che invece spesso preferisce non fare nulla: dalla Provincia al Comune, alle realtà di territorio».
Il tema della flessibilità è ancora al centro del dibattito: «E´ inevitabile – ammette Torri -. Dobbiamo aiutare le imprese che hanno lavoro a dare la risposta sull´utilizzo flessibile degli impianti; questo però deve avvenire in una trasparenza sugli obiettivi che l´azienda si pone. Significa essere disponibili e naturalmente significa che l´impresa deve riconoscere la disponibilità con incentivi salariali».
E qui nasce il punto di contatto con il Governo: «La Fornero sul piano della flessibilità ha capovolto le critiche che generalmente vengono fatte, noi siamo d´accordo sulle garanzie al mantenimento del posto per gli apprendisti. Questo è il confine con la precarietà e porta alla stabilizzazione dei posti». Brescia intanto prova a rialzare la testa tra molte difficoltà: «Quello che stiamo vedendo non induce all´ottimismo, ma questo ci deve convincere ancor di più che dobbiamo fino in fondo fare la nostra parte. Abbiamo ancora molte realtà che vanno bene, questo ci fa capire che le imprese se ci credono hanno spazi. Le basi ci sono».
Intanto però c´è un caso che ha del clamoroso: A2A annuncia investimenti nella filiera ambientale e viene respinta dai comitati, com´è accaduto a Buffalora: «Si tratta di una vicenda che ha assunto una dimensione più alta rispetto a quella che meritava. Sin dall´inizio è mancata la comunicazione chiara, ad esempio dell´azienda, visto che il nuovo impianto cade in un territorio problematico, in cui serviva più accortezza. Ma, attenzione: se come ha detto Rossetti l´impianto sperimentale potrebbe diventare industriale, e questo significherebbe anche non inquinante, e dovesse dare opportunità di lavoro, dovremmo stare molto attenti a rinunciare a cuor leggero a un investimento così».

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