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Green Hill: quale futuro per i 23 dipendenti?
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Green Hill: quale futuro per i 23 dipendenti?

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Pubblicato il 3 Agosto 2012

“Va benissimo adottare i beagle. Noi però siamo preoccupati per il futuro dei 23 lavoratori”. E’ uno dei maggiori quotidiani italiani, «La Stampa» di Torino, a dare spazio ad una questione che nelle molte pagine di giornale dedicate in queste settimane alla vicenda di Green Hill, alle storie commoventi delle adozioni degli animali, alle fotografie della loro liberazione, è stata messa del tutto in second’ordine.

«La Stampa» lo ha fatto attraverso un’intervista al Segretario generale della Fai Cisl di Brescia, Daniele Cavalleri, che già ad inizio anno, quando la polemica sull’allevamento di Montichiari andava montando, aveva posto la questione subendo l’aggressione verbale da parte degli animalisti di mezza Italia: centinaia di e-mail fotocopia in cui l’unica variante erano insulti ed accuse al limite del delirio.

Anche stavolta Cavalleri parla chiaro, “perché l’equazione di certi animalisti e associazioni di animalisti, che stare dalla parte dei lavoratori è schierarsi dalla parte degli aguzzini, funziona solo per il corto circuito mediatico attorno alla vicenda”.
“Io lascio volentieri la ribalta alla Procura, alla Lega antivivisezione e a tutti quelli che sono corsi a mettersi in mostra e a farsi fotografare a Montichiari – aggiunge Cavalleri – ma non rinuncio a dire il punto di vista del sindacato: 1) la Cisl è contro la vivisezione; 2) Green Hill ha assunto 23 persone per curare l’allevamento dei beagle: nient’altro; 3) questi lavoratori chiedono rispetto perché non sono né torturatori, né aguzzini; 4) se c’è una scala naturale di valori al primo posto non ci sono rane, cani, maiali, gatti e pesci, ma la persona umana”.

Come in passato, Cavalleri ribadisce che per far sparire gli allevamenti come Green Hill c’è una cosa sola da fare: cambiare le leggi. “L’icona della lotta per la chiusura di Green Hill è diventata la parlamentare Vittoria Brambilla: qualcuno si ricorda che questa signora è stata Ministro del Governo Berlusconi? Perché non ha fatto quello che predica necessario per chiudere gli allevamenti come quello di Montichiari quando ne aveva larghissima possibilità?”.

La priorità sindacale è adesso quella di costruire un percorso praticabile che dia qualche prospettiva di rioccupazione ai 23 lavoratori dell’allevamento. “Non aiuta certo la decisione di mettere l’allevamento sotto sequestro e di svuotarlo affidando i cani a chiunque ne faccia richiesta. Invito tutti a riflettere sull’assurdità di questa cosa. Sarebbe come se una mattina un Procuratore decidesse di mettere sotto sequestro uno stabilimento di automobili e disponesse che le macchine pronte per la consegna venissero distribuite a chi le chiede. Ci voleva e ancora ci vorrebbe un po’ più di equilibrio!”.

L’articolo del quotidiano LA STAMPA