Rsa e non autosufficienza. I sindacati dei Pensionati sollecitano la Regione

La Regione vuole dimostrare di sostenere gli anziani lombardi e le loro famiglie? Dia finalmente attuazione alle disposizioni di legge nazionali che impongono alla Regione di farsi carico del 50% del costo di ricovero di un anziano in casa si riposo; e poi istituisca subito il Fondo regionale per la non autosufficienza e s’impegni affinché alcune patologie oggi a carico dell’assistenza vengano trasferite alla sanità. E’ quanto affermano i sindacati dei pensionati Fnp Cisl, Spi Cgil, Uilp Uil della Lombardia.

In una nota, sollecitano l’assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, a “battersi per migliorare davvero le condizioni delle famiglie che hanno parenti nelle strutture residenziali”.

“Il costo di ogni giorno di ricovero in una casa di riposo, Rsa, lombarda oggi e ormai da anni ricade per la maggior parte sui ricoverati e sulle loro famiglie – spiega Tino Fumagalli, segretario generale aggiunto Fnp Cisl Lombardia -. In Lombardia non si è mai data attuazione alle disposizioni di legge nazionali che prevedono che almeno il 50% del costo di ricovero in Rsa sia a carico del bilancio della Regione, in quota ai trasferimenti del servizio sanitario regionale. Anzi, negli ultimi anni l’impegno economico di Regione Lombardia sui costi dei ricoveri in Rsa è rimasto fermo , prescindendo anche dall’inflazione. Tutti gli aumenti si sono scaricati sulle rette pagate dai ricoverati e dai loro familiari”.

“Anche per questo Boscagli, invece di fare dichiarazioni non corrispondenti alla realtà quotidiana degli anziani e delle loro famiglie, quando afferma che i cittadini lombardi sono consapevoli che i costi delle Rsa non possono ricadere esclusivamente sui bilanci regionali – sottolinea Fumagalli – farebbe meglio a istituire il Fondo regionale per la non autosufficienza, come chiesto da tempo dai sindacati confederali e dei pensionati, per aumentare la quota sanitaria di copertura dei costi di ricovero, oggi inferiore al 50%, almeno al 70%, considerata la crescente “sanitarizzazione” delle prestazioni rese dalle Rsa”.

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