Lavorare, diventare mamma e fare i conti con i servizi che mancano. Un’impresa!

Sono 4.468 le lavoratrici lombarde che nel 2011 hanno lasciato il lavoro nel primo anno di vita del figlio; nel bresciano le dimissioni sono state 786. Ad elaborare i dati forniti dalla Direzione regionale del ministero del Lavoro è il Coordinamento femminile della Cisl Lombardia. Rispetto al 2010 si registrano complessivamente nella nostra Regione 113 casi in meno, ma il numero delle dimissioni è sempre troppo elevato e costante negli anni per non destare interrogativi.

LA “CLASSIFICA” REGIONALE
A livello territoriale, con 1579 lavoratrici che si sono dimesse nel primo anno di vita del figlio Milano si conferma la provincia più colpita, seguita da Brescia (786) e Bergamo (705).

I DATI BRESCIANI
Il dato bresciano migliora leggermente rispetto al 2010 quando si erano dimesse 795 lavoratrici. I 786 abbandoni del 2011 sono così suddivisi: 324 le lavoratrici dei servizi, 219 dell’industria, 218 del commercio, 14 dell’agricoltura e 11 del credito e assicurazioni.

IN GENERALE PIU’ ABBANDONI NELL’INDUSTRIA E NEL CREDITO
Nell’insieme della Lombardia si segnala un aumento dei casi di dimissioni nel settore dell’industria (1030; +244) e del credito-assicurativo (270; +105), mentre si registra un calo nel commercio e nei servizi (1358; -289), a conferma che la rigidità degli orari e dell’organizzazione del lavoro non favorisce la conciliazione fra famiglia e lavoro.

LE FASCE D’ETA’
Il 60,2% delle lavoratrici che ha lasciato il lavoro aveva tra i 26 e i 35 anni, il 28,5% tra i 36 e i 45 anni.

PERCHE?
Nel 56% dei casi le dimissioni sono dovute alla carenza di servizi, alla mancanza di una rete familiare, al rifiuto da parte dell’azienda di concedere il part-time o un orario più flessibile.

L’ANALISI
“Nonostante le risorse messe a disposizione da Regione Lombardia sul tema della conciliazione lavoro-famiglia – commenta Rita Brembilla, responsabile del Coordinamento Femminile Cisl Lombardia – i numeri delle dimissioni non cambiano e i problemi di conciliazione continuano a rimanere tali. Occorrono progetti più incisivi e capaci di dare risposte alle famiglie e alle lavoratrici. In una situazione di crisi così pesante, non poter contare sulla tranquillità economica nella famiglia crea tensioni e preoccupazioni importanti e ricade soprattutto sulle donne il peso della rinuncia al lavoro e quindi alla propria autonomia”.

L’APPELLO DELLA CISL
“I servizi comunali sono in costante riduzione e aumenta il carico del welfare sulle famiglie: occorre invertire questa tendenza – conclude Rita Brembilla – ed è per questi che Cisl Lombardia ribadisce le sue richieste: potenziare i servizi alla prima infanzia; affrontare il tema delle rette troppo elevate negli asili nido,; intervenire attraverso la contrattazione per rendere gli orari più flessibili; aumentare la possibilità di utilizzo del part-time”.

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