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Piazza Loggia: il ricordo di Franco Castrezzati
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Piazza Loggia: il ricordo di Franco Castrezzati

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Pubblicato il 27 Maggio 2012

Franco Castrezzati ha oggi 86 anni. Ad ogni anniversario della strage di Piazza della Loggia il pensiero torna inevitabilmente anche a lui. Quel mattino di pioggia del 28 maggio 1974 stava parlando dal palco della manifestazione quando la bomba scoppiò. Era il Segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, una figura di spicco del sindacalismo, non solo bresciano. Castrezzati ha ricordato pubblicamente quel giorno infinite volte (significativa la ricostruzione del clima in cui matura la strage che il sindacalista ha fatto nel libro “Autonomia e contratti”, Edizioni Lavoro, 2006). Negli ultimi anni, l’età e qualche acciacco lo hanno costretto talvolta a diradare gli impegni. In Piazza Loggia però non è mai mancato (vedi la documentazione fotografica dello scorso anno).

Poche settimane Castrezzati ha concesso un’intervista a Luciano Costa pubblicata da Bresciaoggi dopo la sentenza che sanciva l’impossibilità di arrivare anche alla verità giudiziaria sulla strage. Alla vigilia del trentottesimo anniversario della strage anche il Giornale di Brescia è andato a trovare il sindacalista cislino.

 

GIORNALE DI BRESCIA – 27 maggio 2012

«Prima il fumo, poi il botto». La strage nel ricordo di Franco Castrezzati
di Enzo Gallotta

Cuore, anima, testa. Toccano, emozionano, commuovono, le parole di Franco Castrezzati nel ricordo del mattino di pioggia, sangue, lacrime e rabbia. Accadeva 38 anni fa, in piazza della Loggia. Si scusa per la stanchezza del tempo passato, non perduto, il sindacalista della Cisl a riposo che ci accoglie con la moglie sulla soglia di casa.

Convalescente per un recente intervento, non si sottrae al racconto, alla testimonianza che sente quale dovere della memoria. Per i morti e i feriti. Per i familiari e gli amici. Per chi crede nella libertà e nella democrazia. Ideali per cui ha combattuto da partigiano sui monti della Valcamonica. Quando ne parla gli occhi parlano con lui.

L’uomo ha 86 anni e capelli d’argento. Fresca la memoria, la voce quasi gli si rompe quando ricorda. «Ancora oggi – dice – mi sveglio di soprassalto, urlando. Non si può dimenticare. Non si deve». Racconta quei giorni, gli attentati che indussero gli antifascisti del Cupa e i sindacati ad organizzare la manifestazione. Le immagini a ritroso nel tempo lo riportano all’esplosivo contro le sedi del Psi, della Dc e del sindacato a Lumezzane. All’esplosivo piazzato nell’ufficio della Cisl, in via Zadei, da dove egli stesso diede l’allarme quando trovò la miccia dando un’occhiata. Un caso. «Arrivarono subito dalla Questura. Un colonnello degli artificieri mi fece poi vedere otto candelotti di esplosivo nascosti tra le scatole delle etichette per la corrispondenza. Di quelle che oggi non si usano più».

Ecco, dunque, Franco Castrezzati parlare dal palco nella piazza. «Avevo iniziato alle 10 in punto, c’era gente che stava ancora entrando. All’improvviso, due minuti dopo, il fumo. E l’eco del botto. Ho visto la piazza come “aprirsi”, la gente a terra. Non riuscivo a capire…». Il tempo si ferma, sospeso irrealmente in quella nuvola assassina che si dirada lasciando spazio all’orrore. «Non riuscivo a capire, c’era grande confusione. Gente che gridava, piangeva. Persone che si lamentavano. Non si capiva se ci fossero morti o feriti. Poi, poi…».

La bomba semina morte, orrore, paura. Lui invita alla calma, richiama il servizio d’ordine. Chi non ha avuto conseguenze si sposta in piazza Vittoria. «Invitai tutti a rientrare nelle scuole e nelle fabbriche, a non perdere contatto con i sindacati». Pochi metri più in là il sangue viene lavato via disperdendo tracce preziose: «Non dovevano farlo. Ho visto a Brindisi, pochi giorni fa, tutto è stato chiuso, niente toccato».

Ci sono corpi straziati, disperazione. «Ho incontrato Luigi Bazoli, cercava sua moglie. L’avevo vista a terra, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Cercavo mio fratello Giovanni, che lavorava all’Om ed era in piazza. Era ferito a una gamba. Gliela legammo con i cavi dell’impianto di amplificazione per fermare l’emorragia. Più tardi l’on. Bruno Storti, che quel giorno era a Desenzano per il Consiglio nazionale della Cisl e si precipitò in città non appena seppe dell’attentato, mi disse che era stato in ospedale. Mio fratello era fuori pericolo». C’è pure un sottufficiale dei carabinieri, nel ricordo di Castrezzati. «Mi disse che quella era una bomba dei rossi, per colpire le forze dell’ordine».

Furono giorni concitati, telefonate da tutta Italia. Grande la partecipazione popolare ai funerali. La presenza del presidente Leone, del Governo al completo, dei segretari di partito «ad eccezione di Fanfani per la Dc». La rabbia, la contestazione, i fischi, la richiesta di giustizia. Allora come oggi. Sulle inchieste e i processi a seguire, chiude il racconto.

Concorda sul «marchio di fabbrica» che riporta al neofascismo stragista, alle bombe finalizzate a tensione, paura e reazione. «Noi veniamo dalla Liberazione – dice, mentre la voce quasi gli manca -. Abbiamo conquistato la libertà e la democrazia usando la violenza come unico mezzo possibile per combattere quella fascista. Raggiunto l’obiettivo, abbiamo continuato a credere in questi ideali. Ci crediamo, oggi come allora».

Sui colpevoli mai individuati, il sindacalista puntualizza: «I fascisti espulsi dai Servizi alla fine della guerra, ci sono tornati. Richiamati da esponenti dello Stato che se ne sono serviti a fini politici, in funzione anticomunista. Hanno alimentato la strategia del terrore e della tensione. Penso che finché il segreto di Stato non verrà tolto la verità non verrà mai fuori».

Non finisce qui. Non per Brescia, non per le vittime della bomba di piazza Loggia. Lo testimonia, Franco Castrezzati. Sua preoccupazione è, ora, di non poter essere domani in piazza, complice la sua salute. «In 37 anni non sono mai mancato» dice salutandoci all’uscio.

Gli anni passano. A contare, caro signor Franco, sono la memoria dei vivi, la forza delle idee, i valori condivisi. Camminare insieme sulla strada comune di libertà e giustizia. Comunque sia, in piazza ci sarà. Di persona o con il cuore. Non conta. Presente, come quando la colonna si sbrecciò, il fumo si alzò sulla piazza. Tutto ebbe fine ed inizio.