Rapporto Istat 2012: la fotografia della crisi

Aumenta il numero dei giovani che restano in casa: il 41,9% dei 25-34enni vive ancora in famiglia contro il 33,2% del 1993-1994. Il 45% dichiara di restare in famiglia perché non ha un lavoro e non può mantenersi autonomamente. E’ quanto emerge dal Rapporto Istat 2012 che sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società italiana, dalle caratteristiche competitive del sistema economico italiano alle disuguaglianze sociali e territoriali.

GIOVANI IN CASA FINO A …..
Il prolungamento della permanenza in casa con i genitori si estende anche a giovani adulti: il 7% di coloro che hanno fra i 35-e i 44 anni vive ancora in famiglia, una percentuale doppia rispetto al precedente rapporto.

L’ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO
Dalla fotografia scattata dall’Istat emerge che le mamme sono molto più penalizzate dei papà nell’accesso al mondo del lavoro: la probabilità di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri è infatti 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno.

FATTORI DI DISUGUAGLIANZA
L’istituto evidenzia come “le minori opportunità di occupazione e i guadagni più bassi delle donne, insieme alla instabilità del lavoro, sono fra le principali cause di disuguaglianza in Italia”.

GIOVANI E CONTRATTI DI LAVORO
E soprattutto tra i giovani che rischiano di essere “a lungo” atipici. Il Rapporto annuale rileva, infatti, che nel 2011 in Italia sono aumentati i contratti a tempo determinato e di collaborazione (+5,3% pari a 136 mila unità), concentrati prevalentemente nelle posizioni alle dipendenze. E, come già nel 2010, è aumentato soprattutto il numero di contratti di breve durata: quelli fino a sei mesi sono cresciuti dell’8,8% (+83 mila unità), mentre è diminuito quello dei contratti con durata superiore all’anno (-32 mila unità).

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