I lavoratori lombardi al Parlamento: se si ferma la Lombardia si ferma il Paese

“Se si ferma la Regione con la più alta presenza manifatturiera, con un tessuto produttivo di così alto valore, si ferma il Paese”. Cgil Cisl Uil della Lombardia – in presidio a partire dalle 11 davanti a Montecitorio – non si rassegnano alla crisi che ormai da oltre quattro anni sta colpendo l’impresa, il tessuto produttivo e le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti.

“E’ un’emergenza alla quale occorre dare nell’immediato quelle risposte che sono attese ormai da troppo tempo”, si legge nel documento consegnato ai presidenti delle Commissioni della Camera.

“Non c’é giustificazione alcuna verso le rimozioni e i ritardi irresponsabili rispetto alla crisi che hanno impedito di far fronte alla gravità della situazione e il mondo politico deve farsene carico se vuole restituire senso e valore, credibilità e responsabilità alla propria importante funzione per il sistema democratico del nostro Paese”, aggiunge il documento comune di Cgil, Cisl e Uil.

“Abbiamo manifestato davanti a Montecitorio per dire che non é più sufficiente tamponare le ferite sociali che la crisi ha prodotto e produce. Gli ammortizzatori sociali sono strumenti indispensabili, ma non bastano più, servono politiche per la crescita e il rilancio dell’occupazione”, afferma Nino Baseotto, segretario generale Cgil Lombardia, mentre Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia, aggiunge che “in troppi in questi ultimi giorni si sono accodati alla nostra preoccupazione dell’acuirsi delle tensioni sociali. Chi ha le responsabilità deve dare le risposte, non ci interessa la condivisione delle nostre preoccupazioni. Sono le mancate risposte la condizione che favorisce la tensione sociale: da tempo ripetiamo che la situazione è estremamente preoccupante”. Secondo la Uil, “le gravi e numerose situazioni di crisi aziendale sono il termometro più efficace per misurare il grado di difficoltà sociale che stiamo vivendo, ma anche il punto da cui partire per tornare a crescere. Il recupero produttivo del nostro Paese non può essere trainato solamente dalla domanda internazionale, che pure ha dato forti segnali di vitalità, ma deve ricevere il maggiore impulso da parte del mercato interno”. (ANSA)

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