Centri commerciali: una questione da ridiscutere. Giovedi alla Cisl un convegno
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Centri commerciali: una questione da ridiscutere. Giovedi alla Cisl un convegno

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Pubblicato il 8 Maggio 2012

I grandi centri commerciali sono in crisi: ci va meno gente, il giro d’affari è crollato e sempre più spesso i negozi di queste cittadelle del consumo vengono abbandonati. Eppure la Regione e le amministrazioni locali continuano ad autorizzare l’apertura di nuovi complessi. Perché? Chi è che ci guadagna in queste operazioni visto che i commercianti si lamentano, i cittadini non hanno soldi da spendere? Muoverà da queste contraddizioni l’analisi e la riflessione che Fisascat Cisl di Brescia – il sindacato Cisl dei lavoratori del commercio – proporrà giovedì mattina in un convegno che riunirà nell’Auditorium della Cisl bresciana studiosi, esperti e rappresentanti di tutte le associazioni categoria.

“In termini di superficie commerciale – ha detto questa mattina il Segretario generale della Fisascat Alberto Pluda nella conferenza stampa di presentazione del convegno – Brescia vanta numeri da far concorrenza a città europee: più di 3000 mq di superficie di vendita per ogni 1000 abitanti (una volta e mezza la media regionale). Ciò nonostante quando si parla di espansione della città, come dimostra il nuovo PGT Comune di Brescia, si pensa subito a nuove superfici commerciali: nei prossimi anni dovrebbero sorgere nella nostra città 4 nuovi grandi centri commerciali ed altri ancora nei Comuni dell’hinterland”.

Cosa sta succedendo? Se lo chiedono in tanti, anche i responsabili delle associazioni del mondo del commercio: “La Grande distribuzione – ha spiegato ancora Pluda – si basa ormai su logiche finanziarie più che produttive. Negli ultimi dieci anni il controllo del sistema è passato a tutti gli effetti nelle mani dei gruppi finanziari che non hanno esperienza diretta di vendita al dettaglio. Con la finanza sono arrivate le holding nei paradisi fiscali, i fondi di private equity e gli artifici contabili. Gli stessi strumenti che hanno portato i mercati finanziari al collasso”.

Ci sarebbero, insomma, ragioni di qualche seria preoccupazione. Ma non per gli enti locali che invece si prestano volentieri alla voracità di questa macchina speculativa.
“La rincorsa al nuovo insediamento risponde a precise regole – ha aggiunto il Segretario della Fisascat – verificate in una ricerca condotta dalla rivista “Valori”: solo la novità permette di incrementare per i primi 6 mesi la produttività di un centro commerciale nella misura del 18-20%. Pertanto il continuo ampliamento di rete ed il continuo riammodernamento rappresentano le strategie prioritarie adottate dalle società della distribuzione per mantenere la crescita di produttività”.

Ma queste non possono essere le strategie delle amministrazioni pubbliche.
“L’insediamento di una nuova struttura commerciale – ha continuato Pluda – porta con sé una serie di effetti negativi sul territorio e sul paesaggio locale: aumenta i flussi di mobilità e la loro concentrazione nello spazio e nel tempo; comporta l’aumento del consumo di suolo e non solo per la costruzione della struttura commerciale, ma anche per i lavori infrastrutturali connessi al nuovo insediamento; incrementa l’omogeneizzazione del paesaggio; indebolisce le reti di vendita di vicinato e il tessuto sociale del territorio”.

Di tutto ciò si discuterà nel convegno di giovedì mattina, con particolare riguardo ai temi dell’occupazione .
“Ci chiediamo – ha concluso il Segretario della Fisascat Cisl di Brescia – se sia possibile ripensare, nell’ambito di una rivisitazione delle competenze territoriali, una maggiore partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze. E’ possibile istituzionalizzare luoghi dove poter discutere e generare decisioni tenendo in considerazione le istanze dei cittadini-lavoratori?