Numeri e parole sul Primo Maggio
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Numeri e parole sul Primo Maggio

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Pubblicato il 1 Maggio 2012

Il Giornale di Brescia dedica al Primo Maggio l’editoriale firmato da Giuseppe Bertagna ed un bell’articolo di Francesca Sandrini su chi il lavoro lo cerca, l’ha perso, lo sogna, riprendendo i dati Istat più recenti in tema di occupazione. Sui numeri si concentra anche un articolo di Bresciaoggi.
Al Primo Maggio è dedicato anche quest’anno il logo della prima pagina di Google, il più importante e usato motore di ricerca del web.

 

L’EDITORIALE DEL GIORNALE DI BRESCIA

Giuseppe Bertagna, professore universitario e membro del comitato di redazione de La Scuola Editrice che da molto tempo si occupa di pedagogia del lavoro, firma l’articolo di fondo del Gornale di Brescia di oggi, intitolato: “Lavoro e cultura per un nuovo miracolo italiano”. La riflessione muove dalla citazione di un discorso di De Gasperi a Milano nel primissimo dopoguerra, quando disse che «una è la nostra forza, la forza del lavoro e della cultura italiana». Se si disuniscono le tre componenti che costituiscono questa forza –osserva Bertagna – nessuna società più avanzata e giusta sarà mai possibile.

Un nuovo “miracolo italiano” è possibile se si è in grado di riqualificare quella forza evocata da De Gasperi. Innanzitutto attraverso «il lavoro come risultato intelligente delle mani. Non c’è da fuggire il lavoro manuale come è stato insegnato per troppi anni. In qualunque forma si presenti. Non lo si può affidare alle mani degli altri per tenere pulite le nostre». E poi la consapevolezza che la vera cultura non è quella espressa da pochi, elitari intellettuali, ma è il portato della storia a cui apparteniamo e che ci coinvolge.

Bertagna conclude l’editoriale ricordando che «la nostra civiltà, quella che ha dato senso al lavoro e alla cultura, è la civiltà della persona. Questa la vera forza unificante. Mai dimenticarlo. Soprattutto il Primo Maggio. La persona, infatti, non ha prezzo, ma dignità; non merita sospetto, ma rispetto; non ha diritti, ma è lo stesso diritto sussistente; non ha valori (morali, sociali, estetici, religiosi?), ma è essa stessa la fonte dei valori; non è mai mezzo, strumento, ma sempre e soltanto fine. Ricordarlo quando si lavora e si fa impresa è rivoluzionario».