Vobarno: un 25 aprile nel segno di Olivelli e Calamandrei

Attorno al monumento al partigiano, in via Poli a Vobarno, venerdì mattina si è radunata una folla di uomini e donne già avanti con gli anni. Del tutto scontato, si dirà, visto che si celebrava il 25 Aprile promosso dal sindacato dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp insieme ad Anpi, Fiamme verdi e Aned.

Eppure è come se l’invito fosse idealmente esteso alle nuove generazioni, perché i giovani sono stati al centro delle riflessioni e delle testimonianze che hanno contraddistinto la celebrazione del 67mo anniversario della Liberazione sia all’inaugurazione del monumento, sia nell’incontro nella Biblioteca comunale, splendidamente recuperata nel capannone delle punterie della Falck. «Noi nonni dobbiamo far capire ai giovani che ci sono momenti in cui il compromesso non si può fare, si deve avere il coraggio di cambiare».

L’avvocato Cesare Trebeschi, per dieci anni sindaco di Brescia, ha proposto l’esempio di due personalità assai illustri della Resistenza, il giurista Piero Calamandrei e la Fiamma verde Teresio Olivelli, che ha conosciuto personalmente. Lo spunto a Trebeschi lo hanno offerto la famosa preghiera del ribelle di Olivelli e una frase del giurista incise sul monumento al partigiano.

Sul tema della «democrazia conquistata» posto come riferimento celebrativo, Ernesto Cadenelli, segretario dello Spi Cgil, ha sottolineato il ruolo svolto dal mondo del lavoro e dalla Resistenza per ridare la libertà al nostro Paese e restituirle l’onore e la dignità agli occhi degli Alleati. Il prezzo pagato è stato altissimo: 250mila morti tra i partigiani. Anche la Chiesa ha contribuito pesantemente con 250 sacerdoti deportati e 200 fucilati. «La Carta costituzionale del ’48 è il risultato di quella ribellione di popolo» e, ha osservato Cadenelli, ora dobbiamo continuare a difenderla per salvaguardare la nostra democrazia. (redazione Fnp Brescia)

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