Esodati non significa pre-pensionati. Una lettera contro le ingiuste generalizzazioni
TORNA INDIETRO

Esodati non significa pre-pensionati. Una lettera contro le ingiuste generalizzazioni

< 1 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 12 Aprile 2012

Mara Polato e Beppe Zani sono due lavoratori di Poste Italiane, iscritti Cisl, che con la riforma delle pensioni varata dal Governo Monti e approvata senza batter ciglio dal Parlamento, si sono ritrovati senza lavoro e senza pensione. Fanno parte di quel piccolo o grande esercito – ancora non si è riusciti a quantificarlo – dei cosiddetti “esodati” (di cui il nostro sito è stato tra i primi a parlare, proprio attraverso una testimonianza video di Beppe Zani) impegnati non solo a rivendicare una soluzione al problema ma anche a combattere contro le facili generalizzazioni che si fanno attorno alla loro situazione.

Oggi il tema “esodati” è quasi quotidianamente oggetto di discussione sui media, che talvolta spiegano le cose correttamente e qualche altra confondono le idee alla gente, generando reazioni come quelle di un lettore di Breno che venerdi scorso ha scritto ai giornali locali dopo aver seguito una trasmissione televisiva: “Gli esodati visti in tv – scriveva – erano persone con 35/36 anni di lavoro alle spalle come impiegati postali o in grosse aziende. A vederli erano ancora in piena forma. Con tutto il rispetto non hanno certo fatto lavori usuranti. Mi chiedo perché, ancora in forma e con aspettative di vita almeno ventennali, non abbiano pensato di lavorare ancora 4/5 anni e di andare in pensione quando sarebbero maturati i loro diritti”.

Al lettore di Breno rispondono oggi Mara Polato e Beppe Zani con una lettera pubblicta sia dal Giornale di Bresica che da Bresciaoggi.

Esodati non significa pre-pensionati