Crisi economica e dinamiche demografiche fanno del problema casa un’emergenza

I piani urbanistici dei Comuni lombardi non tengono conto del reale fabbisogno di abitazioni. E’ quanto emerge dal rapporto conclusivo dall’indagine condotta dal Politecnico di Milano per Cisl e Sicet Lombardia. Nel bresciano, ad esempio, la ricerca calcola che nel 2018 mancheranno quasi 59mila alloggi di edilizia pubblica a canone sociale e 17mila abitazioni di edilizia convenzionata, mentre ci saranno sul mercato poco meno di 49mila alloggi di edilizia libera.

GIORNALE DI BRESCIA Carenza di alloggi e mole di invenduto
BRESCIAOGGI Sempre più case per un mercato che non c’è
 
I dati non lasciano spazio a molti dubbi. Esiste un fabbisogno forte e crescente di edilizia sociale da destinare all’affitto: tra le nove province della Lombardia, Brescia è al secondo posto sia per carenza di edilizia pubblica a canone sociale e convenzionata che per mole di invenduto.

VOLTARE PAGINA
La Cisl e il Sicet chiedono al Governo, alla Regione e ai Comuni un cambio di passo. La politica abitativa nazionale deve voltare pagina, perché ad una domanda cosi grande di case popolari non si risponde con i soli fondi immobiliari, ma tornando ad investire nell’edilizia pubblica con un vero Piano per la casa, che in questa fase difficile sarebbe anche una leva importante per lo sviluppo.

UNA DOMANDA SEMPRE PIU’ GRANDE
Sul fabbisogno di abitazioni a canone sociale e convenzionato incidono molti fattori: la formazione e lo scioglimento di nuove unioni, la tendenza a vivere da soli, le necessità indotte dagli studenti fuori sede e della condizione abitativa degli anziani soli, l’aumento della popolazione straniera. E tutto dentro una situazione economica ancora grave e redditi compromessi.

LA RIFLESSIONE DEL SICET CISL DI BRESCIA
«Il fenomeno coagula nella nostra provincia fattori differenti– spiega il segretario Sicet-Cisl di Brescia Fabrizio Esposito – a cominciare dagli sfratti (3.829 nel biennio 2009/2010, triplicati dal 2004) e tagli al sistema dei servizi e delle protezioni sociali con effetti che la crisi economica rende ancora più drammatici. Occorre un rilancio in termini di rifinanziamento dell’edilizia residenziale pubblica, scomparsa dal bilancio statale nel ’98 con la soppressione dei fondi ex Gescal, che potrebbe anche passare da iniziative di housing sociale tra pubblico e privato. Ma bisogna pure intervenire sull’invenduto, magari con garanzie finanziarie dell’ente comunale. E tutto questo non vale unicamente per Bresica città: ci preoccupa moltissimo lo stato di salute abitativa dei Comuni della Provincia che complessivamente registrano i due terzi degli sfratti. Una preoccupazione aggravata dal fatto che con loro non si è ancora riusciti a stabilire momenti di confronto.»

RECUPERO E RIUSO DELL’ESISTENTE
«Per costruire nuova edilizia pubblica si può puntare sul recupero e il riuso dei nuovi “vuoti urbani” – ha sottolineato Pierluigi Rancati, Segretario generale Sicet Lombardia -. C’è un enorme patrimonio fondiario costituito da immobili dismessi del demanio statale, da caserme, scali ferroviari, aree d’impianti industriali dismessi o da delocalizzare.»

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