Licenziamenti per motivi economici. La Cisl: si adotti il modello tedesco

La Cisl ribadisce la richiesta di modificare la norma sui licenziamenti economici, adottando in pieno il modello tedesco, che prevede l’affidamento al giudice del potere di decidere tra indennizzo e reintegro: in caso di contenzioso, se dal processo emergono motivi diversi da quelli economici cioè discriminazioni, abusi, irregolarità nelle procedure o motivi disciplinari, il giudice annulla il licenziamento. Su questa strada si svilupperà nei prossimi giorni l’azione del sindacato verso i partiti in vista della discussione parlamentare della riforma del mercato del lavoro.

LA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – «Sull’articolo 18 abbiamo percepito una diffusa preoccupazione su cui vorrei rassicurare tutti – ha aggiunto – che il binario dei licenziamenti economici possa essere abusato con aspetti di discriminazione. Il governo si impegna affinché questo rischio non si verifichi perché è nostro dovere evitare discriminazioni con un minimo di attenzione alla stesura. Su questo mi impegno».

ALLA RICERCA DI UN PUNTO DI EQUILIBRIO – Il Governo cerca dunque il necessario punto di equilibrio tra le pressioni delle parti sociali in difesa dello statuto dei lavoratori, Confindustria che chiede di non indebolire la riforma («altrimenti non avrebbe senso», spiega Marcegaglia), e il gioco dei partiti di maggioranza, posizionati agli antipodi sulla questione centrale dell’articolo 18.

L’ITER DEL PROVVEDIMENTO – Il provvedimento verrà discusso nel Consiglio dei ministri di oggi. Ieri sera una nota di Palazzo Chigi ha precisato: la riforma del mercato del lavoro verrà approvata «salvo intese», formula che si usa quando un testo non è ancora definitivo.

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