Non si toccano le tutele contro i licenziamenti arbitrari. Si discute quelli per motivi economici

Sempre in primo piano la riforma del mercato del lavoro e al centro del dibattito le modifiche all’articolo 18. Nel fine settimana il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, in un intervista rilasciata a Il Sole 24 ore ha aperto a una “robusta manutenzione dell’articolo 18” dicendo di essere pronto a discutere sulla disciplina dei licenziamenti per motivi economici, ma non sulla sua “abolizione che indebolirebbe le tutele dagli abusi e dalle discriminazioni”. Per il segretario della Cisl ci sono dei problemi “come le lungaggini dei processi” su cui si può intervenire “con norme forti che riducano drasticamente i tempi”.

Aggiunge il numero due del sindacato di via Po, Giorgio Santini: “Oggi si utilizza l’articolo 18 anche per i casi di crisi economica. Ma quella norma punta a evitare l’arbitrato, cioè serve per altri scopi. Insomma, se ne fa un uso improprio”. A suo avviso però anche questa strada potrebbe portare a lungaggini molto costose. Spesso, infatti, si ricorre in tribunale per contestare la scelta del lavoratore espulso. Per la Cisl si dovrebbe imporre una verifica tra le parti sulla scelta dei lavoratori da licenziare, che accorci così i tempi di un eventuale giudizio. Inoltre, dice, Santini, è necessario accorciare i tempi della giustizia”.

Una proposta simile a quella avanzata dalla Cisl arriva anche del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: “Ssono disposto a dire sì a una legge che dica esplicitamente – fatte salve le ragioni discriminatorie – quando il licenziamento è consentito per motivi economici. Ho riflettuto a lungo su come trovare una soluzione razionale. E questa è una soluzione razionale, che allontana i timori di chi non vuole dare alle imprese il potere di fare abusi nei confronti dei lavoratori”.

Anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha ribadito ieri in tv di voler andare avanti nella modifica delle norme sul licenziamento. “Quello che può toccare l’articolo 18 è il tema della flessibilità in uscita”. A suo giudizio non è “probabilmente giusto legare un lavoratore all’impresa in tutte le circostanze”. Per il ministro è importante mettere in moto un meccanismo di mobilità che permetta al lavoratore che ha perso il lavoro di trovarne un altro, per questo bisogna arginare la flessibilità “cattiva”, quella degli abusi e della precarietà impedendo che costi meno: “La flessibilità deve valere ma la devi pagare di più”. Fornero ha chiarito che quello che rimarrà è il divieto di licenziamenti per motivi discriminatori, “nessuno mai potrà farlo”, ha detto, chiarendo che sul tavolo di trattativa c’è la possibilità di licenziare solo per motivi economici.

sintesi da ildiariodellavoro.it

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