Da promessi pensionati a disoccupati: l´odissea di cinque lavoratori di Poste Italiane

Con la riforma introdotta dal nuovo Governo, molti lavoratori si sono passati improvvisamente da promessi pensionati a disoccupati. cislbrescia.it ne ha parlato fin dallo scorso dicembre dando voce alla storia di Beppe Zani di Cortefranca. Una vicenda sulla quale torna questa mattina il quotidiano Bresciaoggi. 

Lo«scivolo» alla pensione
si trasforma in un incubo

Si definiscono con un neologismo originale «esodati postali», vittime di una legge che dall´oggi al domani li ha portati da «promessi» pensionati a disoccupati. Una sgradevole sorpresa che in Italia ha colpito cinquemila persone, di cui 70 a Brescia e provincia. A Corte Franca abitano addirittura cinque delle vittime dei devastanti effetti di quella che è stata ribattezzata la «macelleria sociale in guanti bianchi» del governo Monti.

Si tratta di Beppe Zani, ex portalettere di Paratico, e il quasi omonimo collega di Zocco di Erbusco, Giuseppe Zani; e poi Martino Loda che consegnava la corrispondenza ad Adro, Pietro Botticini direttore uscente dell´ufficio postale di Calino e Giambattista Pezzotti che ha lavorato allo sportello di Bornato.

«Siamo tutti su una stessa barca che… va alla deriva», osserva Botticini. «Attendevamo la pensione, ma la riforma della Fornero ci ha travolto con effetti più devastanti rispetto ad altre categorie di lavoratori» incalza Loda. Già, perchè Poste Italiane usa lo strumento dell´incentivo alle dimissioni. Ai dipendenti vicini ai limiti di anzianità contributiva viene offerta una somma per coprire il minor guadagno per il periodo che manca al godimento della pensione. In questo importo è prevista anche una quota forfettaria che il lavoratore dovrà utilizzare per il versamento volontario dei contributi che gli mancano al raggiungimento del requisito pensionistico.

L´accordo è irreversibile. «Questo strumento, al quale anche noi abbiamo aderito – continua Beppe Zani -, Poste Italiane l´ha usato senza problemi per 6 anni. Fino a che è arrivato il Governo Monti». La legge ora stabilisce che non bastano più 40 anni per l´anzianità contributiva. L´asticella per i lavoratori è stata innalzata a 42 anni. Per esempio, chi avrebbe maturato il requisito dei 40 anni nel 2012 (è il caso di Giambattista Pezzotti e Pietro Botticini) dovrà attendere ancora. Anzi loro, senza introiti da lavoro, dovrebbero versare contributi volontari per quasi 2 anni e mezzo in più (indicativamente 10 mila euro all´anno per un totale circa di 25 mila euro) per avere la stessa pensione. Anzi no. Bisogna vedere che età avranno in quel momento.

La penalizzazione del 2% per ogni anno che manca all´età di 62 anni può portare ad un taglio del 10% della pensione. Una situazione che ha tolto il sonno a tutti. «A luglio e settembre abbiamo sottoscritto le dimissioni quando la condizione era 40 anni più uno di attesa per l´erogazione della pensione – raccontano Loda e Beppe Zani -. Al momento delle dimissioni, avevamo maturato rispettivamente 38 anni e mezzo e 39 anni e 6 mesi di lavoro: avremmo dovuto versare volontariamente per alcuni mesi i contributi per raggiungere i 40 anni richiesti. Oggi ne servono 42. Siccome Poste Italiane non riassumerà le altre migliaia di persone nella nostra stessa situazione, come pensa il Governo Monti di risolvere questa questione?».

«È un grave problema al quale non abbiamo trovato riscontro da parte dei parlamentari bresciani. Abbiamo trovato ascolto solo in alcuni, e fuori provincia: Cesare Damiano, Lucia Codurelli, Pier Paolo Baretta, Luisa Gnecchi. Sotto la spinta del Pd sono state approvate, in sede di esame del decreto milleproroghe, alcune modifiche delle quali non sappiamo la portata. Per ora siamo fermi alle indiscrezioni giornalistiche o poco più. Attendiamo il testo per una valutazione. Comunque il tutto sarà discusso alla Camera domani e poi al Senato. Solo allora sapremo quali saranno le modifiche apportate e che effetto avranno su ciascuno di noi».

Fausto Scolari
Bresciaoggi 22 gennaio 2012

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