La Fim Cisl e l’accordo Glisenti; il ricorso Fiom e il Tribunale. Facciamo chiarezza

Lo scorso 30 dicembre un decreto del Tribunale di Brescia ha imposto alle Fonderie Glisenti di Villa Carcina di non applicare ai lavoratori iscritti alla Fiom Cgil un accordo sindacale firmato dalla sola Fim Cisl nell’ottobre del 2010 ma approvato dalla maggioranza dei lavoratori con un apposito referendum. I metalmeccanici della Fiom – sconfitti in azienda dal voto dei lavoratori (i sì all’accordo furono il 57%) – hanno fatto ricorso al giudice del lavoro contestando una sanzione che l’azienda aveva disposto a carico di un lavoratore iscritto alla Fiom (un giorno di sospensione a seguito dell´inosservanza delle norme in materia di recupero di produttività previste dall´accordo sindacale). Sulla decisione del Tribunale la Fiom ha subito cantato vittoria. Ma basta avere la pazienza di ricostruire i fatti per rendersi conto che la Fiom festeggia qualcosa che va a danno dei suoi iscritti. Un contributo alla chiarezza viene da una lettera che Gianfranco Zanotti ha mandato ai quotidiani locali. Zanotti è oggi in pensione, ma nel 2010 era operatore sindacale della Fim Cisl e in quella veste firmò l’accordo oggi al centro della contesa.

 

Ecco il testo della lettera.

Gentile direttore, vorrei chiedere ospitalità al suo giornale in merito notizia della sentenza emessa dal Tribunale di Brescia che ha accusato di anti-sindacalità la Fonderia Guido Glisenti di Villa Carcina, per aver applicato un accordo condiviso dalla maggioranza dei lavoratori; essendo il firmatario di quell´accordo, per la Fim Cisl, mi sento tirato in ballo.

L’ANTEFATTO
Vorrei fare la cronistoria che ha portato all´accordo: dopo la presentazione della piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto aziendale scaduto nel 2007 e presentato all´azienda a maggio 2008, che ha richiesto 80 ore circa di sciopero a sostegno delle richieste, è arrivata come per altre aziende la crisi e il ricorso alla cassa integrazione ordinaria. La piattaforma è stata accantonata, e dopo insistenti richieste da parte sindacale di passare dalla cassa integrazione al contratto di solidarietà, si riesce a ottenere un incontro in merito, presso l´Aib, nel quale il sottoscritto chiede di considerare anche le richieste oggetto della piattaforma ferma da almeno un anno, trovando disponibilità dalla controparte.

IL MANDATO DEI LAVORATORI
Il susseguirsi di incontri e le successive assemblee con i lavoratori consentono di ottenere da questi ultimi il mandato per ricercare un accordo complessivo che avviasse il contratto di Solidarietà e concludesse anche il rinnovo del Contratto Aziendale. L´Ipotesi di accordo aziendale raggiunta, contiene aumenti salariali per i lavoratori di euro 1733 annui a regime sui quattro anni, investimenti per 3 milioni di euro per nuove tecnologie nel biennio 2010/2011 (cosa che mi risulta l´azienda abbia fatto) e la riorganizzazione del lavoro conseguente che permetterà il recupero di produttività.

IL REFERENDUM
L´ipotesi di accordo comprensiva anche del contratto di solidarietà viene presentata ai lavoratori nelle assemblee e sottoposta a referendum il giorno successivo ottenendo il 57% dei consensi.
La Fiom Cgil, come da tempo sta facendo, non firma il Contratto aziendale e si limita a sottoscrivere solo il contratto di Solidarietà, venendo meno al voto dei lavoratori.

LA FIOM CONTRO I SUOI STESSI ISCRITTI
Ora vorrei capire come si può non ritenere applicabile un accordo sottoscritto dopo il referendum tra i lavoratori fatto su testo scritto così come a quel tempo volevano i percorsi condivisi tra organizzazioni sindacali? Come può il Segretario della Fiom cantare vittoria per una sentenza che cancella l´erga omnes? A meno di ritenere, come pare la Fiom da tempo consideri, che il mandato ottenuto dalla assemblea dei lavoratori e il risultato del referendum sull´ipotesi di accordo non siano vincolanti malgrado rappresentino la maggioranza.

LA DEMOCRAZIA VARIABILE DEI METALMECCANICI CGIL
Alla Fiom Cgil che del referendum e della democrazia ha sempre fatto una bandiera, va dato atto che da tempo considera validi solo i referendum che vince, mentre quelli che perde non sono validi e quindi non impegnano l´organizzazione seppur espressione della maggioranza dei lavoratori. Forse per questo (paura di perdere) non ha indetto un secondo referendum, a questo punto abrogativo dell´accordo firmato, così come previsto dalle regole dettate dall´accordo interconfederale del 1993 e ha preferito ricorrere alla magistratura.

LA DERIVA GIUDIZIARIA DI UN SINDACATO CHE NON FA PIU’ SINDACATO
Personalmente ritengo che quando un sindacato ricorre sovente alla magistratura per mantenere il suo potere di veto rappresenti la fine di un sindacato di rappresentanza. Il sindacato contratta e fa gli accordi, o non è un sindacato ma una altra cosa.
Oggi per effetto della sentenza del Tribunale di Brescia l´accordo non deve essere applicato al lavoratori iscritti alla Fiom Cgil, sia per gli effetti organizzativi sia per quelli economici. Ebbene: cosa propone la Fiom ai lavoratori della Glisenti a cui non verrà applicato l´accordo? Sarebbe utile che lo dicesse così come ha annunciato la sentenza!

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